Venere dormiente con Cupido
Alessandro Varotari, detto il Padovanino (Padova, 1588 - Venezia, 1649) attribuibile a
Alessandro Varotari, detto il Padovanino (Padova, 1588 - Venezia, 1649)
Attribuibile a
Venere dormiente con Cupido
Olio su tela
90 x 145
In cornice 114 x 168 cm.
L'iconografia della Venere dormiente è uno dei temi più affascinanti, sensuali e di maggior successo della pittura del Rinascimento veneziano del Cinquecento, rappresentando la perfetta fusione tra il mito classico e la celebrazione della bellezza femminile.
E’ in questo contesto artistico che il nudo femminile diventa protagonista assoluto del quadro, come quello della nostra sinuosa Venere, assorta nel sonno e distesa su un letto di soffici cuscini bianchi e drappi rossi, combinazione di colori dall’immediato valore simbolico e che insieme creano un equilibrio perfetto tra l’amore spirituale e la passione carnale, inneggiando a concetto di amore ideale.
La carnagione chiara e luminosa si distacca nettamente dal fondo d'ombra, attirando immediatamente lo sguardo dello spettatore, mentre indossa unicamente dei fili di perle intorno alle braccia e tra i capelli, simboli tradizionali di purezza e attributi di bellezza regale. Accanto alla mano sinistra di Venere si scorge un cofanetto o contenitore dorato riccamente decorato, possibile allusione ai gioielli o ai segreti della dea.
Alle sue spalle, seminascosto tra le ombre di un sontuoso baldacchino, emerge Cupido, il piccolo dio dell’Amore che guarda lo spettatore, portando un dito alla bocca nel classico gesto del silenzio per proteggere il sonno della divinità.
Nel Rinascimento, il dipinto della Venere dormiente veniva spesso commissionato come dono di nozze per celebrare le unioni aristocratiche, e tali opere fungevano da augurio per la vita coniugale. La presenza di Cupido pronto a scoccare la freccia era perciò un elemento cruciale, alludendo al momento in cui due cuori vengono colpiti e uniti indissolubilmente, simboleggiando la fedeltà e l'intesa.
Sullo sfondo si apre un vasto e suggestivo paesaggio collinare e montuoso, con piccoli edifici rurali e un campanile slanciato, tipico della tradizione veneta (influenzata da Giorgione e Tiziano) che ricerca l'armonia tra uomo e natura.
Se osserviamo ora lo stile della composizione, dall’accentuato chiaroscuro, con la luce modella con vigore le forme morbide della dea, e la fusione tra l'elemento mitologico e la vastità del paesaggio naturale, riecheggia con forza la grande lezione della pittura veneziana del Cinquecento; in particolare, tra i capostipiti assoluti del canone visivo della Venere dormiente vi sono Giorgione, che dipinge la dea nuda, addormentata all'aperto, perfettamente integrata in un paesaggio collinare (Venere dormiente, 1507-1510, Gemäldegalerie, Dresda) ed ancora di più Tiziano Vecellio, autore di una rivoluzione che introduce per la prima volta in pittura il concetto di sensualità (Venere di Urbino, 1538, Uffizi, Firenze).
La committenza da parte di potenti signorie e sovrani dell’epoca come gli Este, i Gonzaga e i reali di Spagna, interessati a ricreare nella loro sfera privata un mondo mitico popolato da sensuali nudità femminili, spinse infatti Tiziano ad inaugurare un genere caratterizzato da un intenso ed elegante erotismo.
Vi sarebbe un terzo nome, quello di Paris Bordone, e la sua la Venere dormiente con Cupido (databile 1550-1555) della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro di Venezia, che celebra la dea immersa in un paesaggio collinare, fondendo l'armonia della natura con i tipici colori sfumati della scuola veneta (https://www.wga.hu/frames-e.html?/html/b%2Fbordone%2Fsleep_ve.html ).
In relazione a quest’ultimo, possiamo menzionare un dipinto praticamente identico a quello qui proposto, un tempo Collezione Baumgärtner, passato da Lempertz di Cologne (21 May, 2016, Lot 1316*), ed in passato attribuito proprio a Bordone.
*Old Masters Auction, Lempertz, Cologne, 21 May, 2016, Lot 1316, Estimate 40,000 - 45,000 EUR
Anche nel nostro caso l’opera si contraddistingue per la fusione tra la perfezione classica della figura con una forte carica erotica e contemplativa, avvicinandosi fortemente ai modelli tizianeschi. Ma, a ben guardarne la composizione e i dettagli stilistici, siamo propensi a cogliere delle sfumature che ci indirizzano verso un altro grande esponente della tradizione veneziana del primo Seicento.
Si tratta infatti a nostro parere di una bellissima opera attribuibile ad Alessandro Varotari, detto il Padovanino (Padova, 1588 - Venezia, 1649), di cui rresenta le tipiche forme piene, l'incarnato morbido e luminoso e la tavolozza calda che Varotari mutuò direttamente dallo studio approfondito dei capolavori di Tiziano.
Le sue Veneri,d ivennero famosissime tra i collezionisti del XVII secolo per la capacità di far rivivere la sensualità cromatica del secolo precedente.
Il Padovanino fu infatti il principale artefice della rinascita della pittura veneziana del primo Seicento: in un'epoca dominata dal Barocco e dal caravaggismo, egli scelse deliberatamente di guardare indietro, recandosi a Roma per copiare i capolavori del Rinascimento veneto (soprattutto i baccanali e le Veneri di Tiziano).
Nelle sue opere, oltre all'influenza del Tiziano, si evincono l'attenzione per le quinte architettoniche derivate dal Veronese e, col passare degli anni, il dinamismo di Palma il Giovane. La sua eleganza formale e la sua morbidezza pittorica si esaltano nelle scene mitologiche caratterizzate da nudi sensuali e classicheggianti, ed è per tale ragione che siamo propensi ad attribuire alla sua mano la realizzazione del dipinto proposto.
INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:
L’opera viene venduta corredata di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.
Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati.
È anche possibile vedere il dipinto nella galleria di Riva del Garda, saremo lieti di accogliervi per mostrarvi la nostra raccolta di opere.
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