Venere con tre putti
Federico Cervelli (Milano, 1625 – Venezia, 1700)
Federico Cervelli
(Milano, 1625 – Venezia, 1700)
Venere con tre putti
Olio su tela
124 x 97 cm.
In cornice antica (difetti) 137 x 111 cm.
Una Venere distesa, immortalata in una posa sinuosa e languida che ne risalta il corpo nudo ma ritratta con una sensualità elegante e composta: queato è il soggetto di questa bellissima allegoria dell’Amore.
Al fianco della dea, come da tradizione nell'iconografia classica e rinascimentale, vi sono tre putti giocosi, che simboleggiano l'amore in tutte le sue tre sfaccettature: l'amore celeste (spirituale), l'amore terreno (passionale) e quello legato alla bellezza sensibile.
Le figure, misurate nei gesti e armoniose nelle pose, esprimono un ideale di equilibrio, rappresentando l'unione tra la bellezza ideale, la fecondità della natura e l'innocenza. I tre putti, giocosi ed irriverenti al tempo stesso, raffigurano gli impulsi e le manifestazioni dell'affetto amoroso.
Il dipinto presenta un soggetto tipico della produzione artistica della scuola pittorica veneta del Seicento, ispirato dagli esempi barocchi di Pietro Liberi (1605 – 1687) e modulato dai toni naturalistici e chiaroscurali peculiari della corrente tenebrosa ereditata dalla cultura caravaggesca dell’inizio del XVII secolo.
Il caratteri pittorici e stilistici del dipinto, ci suggeriscono di collegarne la paternità alla figura di Federico Cervelli (Milano, ca. 1638 – Venezia, post 1694), esponente di rilievo del barocco veneziano del XVII secolo, molto apprezzato dall'aristocrazia, potendo vantare numerose committenze della corte Medicea.
Cervelli, con la sua pennellata sciolta e rapida e con un uso del colore tradotto con pigmenti dai toni leggeri e vivaci, risulta essere una delle figure principali di transizione tra la solennità seicentesca e la leggerezza luminosa del Rococò settecentesco.
Suo allievo diretto fu Sebastiano Ricci (1659 – 1734), che trasse ispirazione ed insegnamento dall’opera del maestro.
A differenza della tradizione classica più rigida, Cervelli introduce un tono ludico e malizioso, che qui possiamo ritrovare nelle espressioni vivaci e quasi caricaturali dei tre putti, che per attirare le attenzioni della Venere si punzecchiano l’un l’altro, trasformando il soggetto in una scena dinamica e coinvolgente.
Il tema dei putti che scherzano con Venere è comune nella produzione di Federico Cervelli, e questa la sua capacità di "alleggerire" i temi mitologici con verve satirica e grazia veneta lo colloca pertanto come figura chiave nel traghettare la pittura barocca veneziana verso il Settecento.
Come possiamo trovare in altre composizioni molto simili dell’autore, la posa sinuosa della Venere nuda è caratterizzata da una sensualità molto sobria, che richiamano la statuaria classica, tipicamente apprezzata dalla committenza di questo periodo.
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