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Scuola romana XVII/XVIII secolo

Vanitas con putto dormiente su un tappeto, fiori, violino , globo terrestre, clessidre e melograni

Scuola romana XVII/XVIII secolo

Vanitas con putto dormiente su un tappeto, fiori, violino , globo terrestre, clessidre e melograni

Olio su tela

70 x 150 cm.
In cornice 82 x 162 cm.

D26-050 IN ANTEPRIMA richiedi informazioni

Affascinante e ricco di significati allegorici il soggetto dell’opera qui proposta, che sussurra la fragilità della vita attraverso il contrasto tra la dolcezza dell'infanzia e il rigore degli oggetti che la circondano.

Al centro della scena, un piccolo fanciullo dormiente — un cupido o forse un'allegoria della fanciullezza — riposa profondamente: è l'immagine della pace assoluta, ignaro del passare del tempo, eppure circondato da simboli che ne ricordano la fuga.

Il dipinto è pertanto un trionfo di dettagli che compongono una raffinata "Vanitas”, termine che indica un genere di natura morta, diffuso principalmente nel periodo barocco, che simboleggia la caducità dei piaceri terreni, invitando l’osservatore alla contemplazione sull’inesorabile trascorrere del tempo.

Mentre il bambino sogna, il mondo intorno a lui racconta la bellezza e la brevità dell'esistenza, ed è così che il violino e il rigoglioso mazzo di fiori rappresentano i piaceri dei sensi: la melodia che svanisce appena suonata e i petali che appassiscono. Si prosegue con il grande globo terrestre e le due clessidre, alludendo alla vastità del mondo e la piccolezza dell’uomo di fronte al tempo, mentre i frutti maturi, qui dei melograni, ricordano la caducità della vita e delle sue ricchezze.

L’atmosfera è intima, quasi crepuscolare, con la luce che accarezza i riccioli dorati del bambino e fa brillare i fili d'oro dei cuscini, lasciando lo sfondo in un'ombra profonda e misteriosa. Questo gioco di contrasti non solo crea profondità, ma carica ogni oggetto di una tensione quasi teatrale.

Data la tipologia compositiva e le scelte formali, la nostra tela è verosimilmente da riferirsi all’ambiente romano del Seicento, precisamente ad un autore vicino al pittore Antonio Tibaldi (Roma, 1635 c. - documentato fino al 1675), valente pittore epigono di Francesco Fieravino detto il Maltese e perciò apprezzato pittore di nature morte simili a quelle del suo maestro.

Il Tibaldi operò in prevalenza nell'Urbe, dove la sua presenza e la notorietà raggiunta sono testimoniate dalle molteplici composizioni che gli sono state restituite negli ultimi tempi. In esse egli riadattò il magistero pittorico del Maltese in una personale, delicata e capziosa creatività; queste tele, assai rassomiglianti alla nostra, erano custodite nelle più importanti raccolte pubbliche private, come quelli degli Albani, dei Barberini, dei Chigi e dei Colonna.

Vero è inoltre che i quadri del maestro romano influenzarono la formazione di numerosi pittori di nature morte sia in Italia che in Europa; sicché si va chiarendo sempre maggiormente l'importanza che il Tibaldi ebbe come trait d’union tra la natura morta italiana e quelli dei Paesi oltremontani.


INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:

Il dipinto viene venduto completo di una piacevole cornice in legno ed è corredato di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.

Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati.

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