Santa Cecilia suona l’organo con tre angeli
Cristoforo Roncalli (Pomarance, 1552 - Roma, 1626) Attribuibile
Cristoforo Roncalli, il Pomarancio (Pomarance, 1552 - Roma, 1626)
Attribuibile
Santa Cecilia suona l’organo con tre angeli
Olio su rame
41 x 31 cm.
In cornice 56 x 46 cm.
Al centro della composizione Santa Cecilia, patrona della musica, seduta di profilo con lunghi capelli mossi e vesti finemente panneggiate, concentrata mentre preme i tasti di un organo. Al suo cospetto tre bellissime figure angeliche, la più grande alle sue spalle regge un libro di spartiti musicali, un’altra fluttua nell'aria tenendo tra le mani una corona (simbolo della gloria divina), mentre un terzo angelo si affaccia da dietro l’organo rapito dalla celestiale melodia.
Meritevoli di menzione i dettagli decorativi e gli elementi di arredo, come l’organo, che presenta una ricca struttura lignea con un elemento di sostegno inferiore intagliato a forma di creatura alata con zampe leonine, così come lo scranno su cui siede la Santa, ornato con una testa di angelo scolpita sul bracciolo e motivi geometrici punzonati.
Il dipinto, eseguito su supporto in rame, deriva da una creazione del celebre incisore manierista Herman Jansz. Muller (1571–1628) tra il 1590 e il 1594 (imm.1 - Art Institute of Chicago https://www.artic.edu/artworks/268335/st-cecilia-playing-the-organ-with-two-angels ).
Divenne una pratica comune per numerosi pittori tra XVI e XVII secolo utilizzare le stampe e le incisioni fiamminghe come modelli iconografici (i cosiddetti exempla).
Tornano alla nostra Santa Cecilia, lo stile con cui il disegno è stato riportato su rame ci permette di circoscriverne l’esecuzione ad un autore del tardo manierismo italiano; in particolare, possiamo ipotizzarne la paternità alla bottega di Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, pittore di grande successo propenso ad ispirarsi a questo repertorio proveniente dal Nord Europa.
In quegli anni infatti, le stampe dei più celebri incisori fiamminghi circolavano nelle botteghe romane, offrendo impaginazioni sceniche straordinariamente innovative. E Roncalli, lavorando a Roma a cavallo tra Cinque e Seicento, fu contemporaneo del viaggio in Italia di Jan Müller (avvenuto intorno al 1592) e della massiccia diffusione delle sue stampe.
In seguito a tali considerazioni e tornando con l’attenzione al nostro dipinto, appare del tutto pertinente il collegamento al Roncalli e perfettamente coerente con il suo stile esecutivo, capace di fondere la base figurativa tardo-manierista toscana a un profondo senso del disegno. Anche dal punto di vista cromatico siamo perfettamente in linea con lo stile del maestro che, influenzato dal nascente naturalismo e dalla vicinanza con Caravaggio, iniziò utilizzare forti contrasti di luce e ombra, regalando alla composizione fiamminga una drammaticità cromatica e luminosa del tutto nuova.
[1] Santa Cecilia, Herman Jansz. Muller (1571–1628), Art Institute of Chicago

[1] Santa Cecilia, Herman Jansz. Muller (1571–1628), Art Institute of Chicago

INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:
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