San Giorgio e il Drago
Scuola toscana (XVII - XVIII secolo)
Scuola toscana
XVII - XVIII secolo
XVII - XVIII secolo
San Giorgio e il Drago
Olio su tela
66 x 50 cm.
incorniciato 92 x 76 cm.
L’interessante dipinto che vi presentiamo illustra la vittoria sul drago di San Giorgio, nobile cavaliere di fede cristiana, la cui mirabolante avventura, pregna di significati simbolici nella lotta tra Bene e Male, è da sempre un tema prediletto nell’arte.
“Giunse un giorno nel regno di Silene, funestato dalla presenza di un terribile drago, la cui forza distruttrice poteva essere contenuta solo da sacrifici umani. Fu proprio il “soldato di Cristo” a uccidere la pericolosa belva e salvare dalle fauci del mostro la figlia del sovrano” (da Legenda aurea, Jacopo da Varazze)
Nel nostro dipinto San Giorgio, santo e cavaliere al tempo stesso, è colto nel momento del suo trionfo sul Drago, mentre lo infilza con la lancia: è raffigurato secondo l'iconografia tradizionale, a cavallo di un maestoso cavallo bianco rampante, vestito con un armatura lucente ed un elmo piumato, con il mantello blu gonfiato dal vento. Defilata, in secondo piano, si trova la principessa in preda al terrore in preghiera invocando la sua salvezza.
L'attribuzione dell’opera si muove all'interno del sofisticato panorama della pittura toscana, precisamente tra fine del Seicento e inizio Settecento, periodo in cui le botteghe locali rielaboravano la grande tradizione del Rinascimento attraverso una lente teatrale, dinamica e chiaroscurale.
L’impronta grafica rivela che il nostro pittore, attivo presumibilmente a Firenze, si sia formato ed abbia attinto dai modelli di Leonardo da Vinci, specialmente per la resa anatomica vibrante del cavallo.
E’ giunta fino a noi un nutrito numero di disegni e studi preparatori leonardeschi di cavalli in battaglia che appresentano infatti l'apice della sua ricerca sulla dinamica del movimento, sulla furia bellica e sull'anatomia animale: molte di queste vennero realizzate come preparazione per la Battaglia di Anghiari, il celebre affresco commissionatogli nel 1503 per Palazzo Vecchio a Firenze, successivamente andato perduto (imm.1 - dettaglio).
Il destriero è infatti il vero fulcro del dipinto, mostrando una muscolatura potente e tesa, con le zampe anteriori piegate sospese a mezz'aria e una folta criniera mossa dal vento che accentua il senso di movimento.
Anche nella scultura Leonardo si è dedicato a questo tema, basti ad esempio confrontare il ‘Cavaliere su destriero impennato’ (imm.2 - inizi del XVI secolo; bronzo, Budapest, Szépmuveszéti Múzeum) per notare la medesima posa sia del cavallo che del cavaliere, a confermare l’ispirazione delle sue creazioni sull’autore della tela qui esposta.

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