Castelbarco

Galleria Antiquaria

Pieter van Bloemen, detto lo Standardo (Anversa 1674-1720) 

Veduta di Roma con scena campestre presso ruderi antichi con il Palatino

Dipinto raffigurante " Veduta di Roma con scena campestre presso ruderi antichi, con il Palatino da via dei Cerchi",

opera di alto livello qualitativo eseguita da PIETER VAN BLOEMEN DETTO «LO STENDARDO» (Anversa, 1657-1720)


olio su tela, 76 x 104 cm.

Collezione Privata, Roma

D1232B €8.400 contattaci

Rappresentativa e tipica testimonianza di Pieter van Bloemen (Anversa 1657 - 1720), in particolare del suo soggiorno a Roma, questa suggestiva “Scena campestre con vedute di Roma” ci presenta un soggetto a lui congeniale, che ritroviamo infatti altre volte nel suo catalogo, con inventive simili ma variate dalle presenti. Fu proprio durante i suoi anni romani, dal 1687 al 1692, che raggiunse il culmine della sua carriera, ottenendo lusinghieri successi, grazie anche alle ambientazioni con ruderi romani sullo sfondo, come ci conferma la presenza di varie sue opere nelle principali quadrerie dell’aristocrazia romana.

A fare da pendant alla presente opera, è disponibile un altro dipinto di Van Bloemen, di uguali dimensioni dal simile soggetto, nonché dalle medesime caratteristiche stilistiche e compositive.

Questa splendida tela, che è pertanto un’interessante aggiunta al catalogo delle opere del maestro fiammingo, raffigura cavalli e armenti in riposo sullo sfondo di case e ruderi antichi, in cui è dato riconoscere una veduta di Roma con il Palatino da via dei Cerchi. Dal primo piano, con gli animali studiati e ripresi da varie angolazioni e un'unica figura maschile sulla sinistra, la rappresentazione si sviluppa in diagonale con le costruzioni sulla destra, dove compaiono altre figure: un uomo col suo cavallo, alcuni avventori seduti al tavolo esterno di una locanda cui l'oste sta portando da bere. Una tranche de vie di matrice nordica entro un paesaggio di maestose memorie, immerso nella luce chiara e tersa di una Roma estiva.

Pieter è chiaramente legato all'idioma fiammingo, pur rivelandosi italianizzante nel tipo di paesaggio e nella condotta stilistica, caratterizzata, come ben dimostra il nostro dipinto, da una pennellata larga e piana, dal carattere ben disegnato di figure e animali, da un luminismo contrastato e modellante.

Mentre il fratello Jan Frans andrà specializzandosi nel paesaggio puro, di ispirazione classica, Pieter lo coniuga in chiave bambocciante, prediligendo scenari di campagna con rovine antiche che fanno da sfondo a semplici attività quotidiane: cavalli che si abbeverano, maniscalchi al lavoro, riposo di viandanti presso locande, mercati. L'interesse per gli animali emerge dalla costante presenza, oltre che di cavalli, di caprette, buoi, cagnolini accovacciati, che infatti anche qui assurgono a protagonisti occupando la fascia del primo piano, secondo uno schema compositivo piuttosto consueto in Van Bloemen che prevede quasi sempre uno svolgimento orizzontale con figure e animali (preferibilmente cavalli) snodati in primo piano, mentre case, rovine, tende e accampamenti sono disposti lungo una traiettoria diagonale che dona profondità e apre al paesaggio del fondo.

Nella vasta attività dello Stendardo, che ancora attende una catalogazione, si possono comunque citare alcuni dipinti che per le inventive e in particolare per le loro ambientazioni romane, presentano notevoli affinità con la coppia qui presa in esame. All’uopo si possono citare la “Via dei Cerchi” di collezione privata, la “Scena campestre” già Rospigliosi, i “Cavalli all’abbeveratoio” di collezione privata, la “Scena romana con vari animali” già collezione Apolloni e il “Campo Vaccino” del museo di Lille, ed altri, tutti pubblicati nel volume Andrea Busiri Vivi. Scritti d’Arte (U. Bozzi Editore 1990, pp. 71-90).

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