Castelbarco

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Natura morta con vaso di fiori

Mario Nuzzi detto Mario de' Fiori (Roma 1603 - 1673), bottega di

Mario Nuzzi detto Mario de' Fiori (Roma 1603 - 1673), bottega di

Natura morta con vaso di fiori


Olio su tela, cm. 88 x 59

Con cornice originale del XVII secolo, cm. 118 x 89


Expertise del Prof. Giancarlo Sestieri

D1147 9.600 contattaci

Questo qualitativo “Vaso di fiori” (dipinto a olio su tela, cm 88 x 59) ci presenta i caratteri peculiari che ne accostano l'autore a quel gruppo di fioranti di matrice romana, riallacciandosi perfettamente agli esempi di Mario Nuzzi dei Fiori, più noto come ”Mario dei Fiori”, che ne fu il maggiore interprete nel Seicento.

La resa mimetica dei singoli fiori - in cui accanto ai soliti garofani, rose e tulipani figurano anche delle campanule bianche e delle roselline - risulta affidata ad una minuziosa azione lineare e a squillanti gamme cromatiche, in particolare per quelli colpiti da una diretta fonte luminosa, proveniente da destra verso sinistra e dal basso verso l’altro, a differenza dei parametri retrostanti lasciati in completa penombra.

Un risultato che appare, come premesso, perfettamente in linea con gli esempi del Nuzzi, protagonista indiscusso del suo settore, con il quale l’autore di questo “Vaso di Fiori” mostra di avere un rapporto diretto. Sulla base di tale analisi stilistica, si può risalire ad una delle reare ‘fioranti’ femminili, che si affermarono in tale genere, ovvero Laura Bernasconi, detta Laura dei Fiori, da poco rimessa in luce da A.G. De Marchi (Pittori di Natura morta a Roma. Artisti italiani 1630-1750, a c. di G. e U. Bocchi, Arti Grafiche Castello 2005, pp. 453-464), partendo dalla sicura individuazione di due suoi “Vasi di fiori“, riportati nell’inventario redatto alla morte del cardinale Benedetto Pamphilj (A.G. De Marchi, Collezione Doria Pamphilj. Catalogo generale dei dipinti, Silvana Editoriale 2016, pp. 54).
Una pittrice che, seppur senza avere la stessa celebrità del suo maestro, può vantare la menzione da parte di illustri biografi, riscontro riservato a pochi “naturamortisti”, se non di eccellenza come il suddetto Mario dei Fiori. Proprio nella Vita che L. Pascoli dedicò a questo caposcuola, riguardo ai suoi allievi scrive “di niuno trattane Laura Bernasconi ho avuto tal notizia da poterne registrare il nome. Ella sola dunque posso con certezza affermare, che abbia fatto buon uso dei suoi insegnamenti, e dell’amore, e modo con cui li comunicava. Poiché ella fu che in diverse occasioni lo diede a conoscere, e specialmente quando ornò di fiori il quadro di S. Gaetano dipinto dal celebre Camassei in S. Andrea della Valle”.

La nozione che fosse la migliore tra gli allievi della bottega di Mario Nuzzi, tanto da riprenderne anche l’appellativo, è stata riecheggiata da Onofrio Giannone e poi dall’Abbate Lanzi (dice di lei che “meglio di tutti lo imitò”), scrive sempre il De Marchi che, precisando “la deriva” della Bernasconi da un’originaria oggettivazione realistica a un’adesione barocca, al passo con le convenzionali richieste decorative dell’aristocrazia romana, ne ha puntualizzato la sua tipica morfologia floreale, atta a rendere possibili nuove individuazioni, come quelle illustrate (2005, op. cit. figg. L:B: 5- 14, pp. 457-462) nel suo citato saggio.

Ottimo stato di conservazione

L'opera è inoltre accompagnata dalla cornice originale del XVII secolo, perfettamente restaurata ed in ottime condizioni.
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