Il ritrovamento di Mosè
Pier Dandini (Firenze, 1646 – 1712)
Pier Dandini
(Firenze, 1646 – 1712)
Il ritrovamento di Mosè
Olio su tela
87 x 118 cm.
In cornice, 102 x 132 cm.
Provenienza: Palazzo internazionale delle aste ed esposizioni - Vendita di Importanti Collezioni Private di Alto Antiquariato - Firenze, Palazzo Corsini, lotto 448 (11 aprile 1975) *** vedi foto
Il ritrovamento di Mosè è uno dei soggetti biblici più iconografici e studiati nella storia dell'arte, particolarmente amato a partire dal Rinascimento come uni degli esempi più emblematici della Divina Provvidenza; tratto da un passo dell'Esodo (2, 1-10), illustra l’episodio nel quale la figlia del Faraone d’Egitto salva dalle acque del Nilo il piccolo Mosè, per poi accudirlo e crescerlo come un principe d'Egitto, salvandolo dall'infanticidio contro i primogeniti ebrei ordinato dal padre.
Al centro della scena è ritratta la bellissima principessa (spesso identificata come Bithia) con abiti e gioielli regali, accompagnata dalle sue ancelle e dalle guardi reali: la vediamo qui immortalata nel momento in cui le mostrano il bambino e lei, mossa da grande compassione, decide senza esitazione di prenderlo con sé.
Il racconto è permeato da una sottile ironia divina: colui che doveva essere ucciso per ordine egiziano viene miracolosamente salvato ed accolto nella corte del Faraone, destinato poi a diventare il condottiero di Israele e liberatore del suo popolo dalla schiavitù egiziana.
L’opera qui presentata è appartenuta ad una storica collezione fiorentina, proposta in una asta di alto antiquariato nell’aprile del 1975 tenutasi a Palazzo Corsini a Firenze.
Dati i particolari caratteri stilistici e tipologici delle figure l’opera è tradizionalmente riconducibile a Pietro Dandini (Firenze, 1646-1712), raffinato pittore del tardo Barocco toscano, noto per il suo stile teatrale ed elegante, che ebbe un ruolo importante nel panorama artistico fiorentino della seconda metà del Seicento.
Pittore prolifico e raffinato, seppe fondere la tradizione fiorentina con le influenze raccolte durante i suoi viaggi di formazione nell’Italia settentrionale, tra Venezia, Modena, Parma e Bologna, imponendosi come uno degli interpreti più apprezzati del barocco toscano.
Il vivace cromatismo e la composizione mossa e libera delle figure, unitamente alle fisionomie e alla resa morbida delle stoffe, permettono di riconoscere aspetti stilistici riferibili alla sua produzione.
Come è agevole riscontrare nel bel dipinto proposto, la sua arte si distingue per un'eleganza sofisticata e un profondo spiritualismo, spesso drammatico, sapendo intelligentemente integrare le influenze di Pietro da Cortona e Luca Giordano in un linguaggio energico, caratterizzato da un uso luminoso del colore, da composizioni dinamiche e da una teatralità che ben si adattava alle esigenze della committenza religiosa e aristocratica.
Fu in particolare molto attivo per la nobiltà dell'epoca e a Firenze Dandini divenne rapidamente uno degli artisti più richiesti, anche grazie alla protezione dei Medici, in particolare del principe Ferdinando e del granduca Cosimo III. Lavorò inoltre per le più importanti famiglie nobiliari, tra cui Ginori, Orlandini, Feroni e Corsini, amanti soprattutto dalle sue scene sacre e mitologiche, animate da figure eleganti e vivaci, che incarnano un barocco equilibrato, capace di fondere devozione e spettacolarità.
INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:
Il dipinto viene venduto completo di una piacevole cornice dorata ed è corredato di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.
Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati.
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