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Il Ratto delle Sabine

Vincent Malò (Cambrai, 1595 circa - Roma, 1649) attribuibile

Il Ratto delle Sabine

Vincent Malò (Cambrai, 1595/1600 circa - Roma, 1649) attribuibile

Olio su tela

110 x 193 cm.
In cornice 122 x 206 cm.

D26-164 IN ANTEPRIMA richiedi informazioni

Il Ratto delle Sabine è uno degli episodi più celebri della leggendaria fondazione di Roma da parte di Romolo (VIII secolo a.C.), primo re della città, che riuscì a garantire la sopravvivenza del suo popolo attraverso l’audace rapimento delle donne di stirpe sabina.

Appena fondata Roma infatti, Romolo si rese conto che la città era popolata quasi esclusivamente da uomini (per lo più avventurieri o pastori) e senza donne, la nuova comunità non avrebbe avuto una discendenza, scomparendo nel giro di una generazione.

Decise di ricorrere all’inganno ed alla forza per risolvere tale problema: organizzò dei grandi giochi in onore del dio Conso (i Consualia) ed invitò i popoli limitrofi, in particolare i Sabini, che accorsero numerosi insieme a mogli e figli. Mentre gli ospiti erano distratti dagli spettacoli, i giovani romani armati - ad un segnale convenuto di Romolo - fecero irruzione e rapirono le fanciulle, scacciando con la forza i loro padri e fratelli.

La nostra composizione rappresenta questo momento drammatico, il Ratto (o rapimento) delle Sabine, riflettendo tutta la tensione dell'episodio, con i soldati romani intenti a soggiogare le donne che, disperate, cercano di sottrarsi con tutte le loro forze.

Al centro di questo contorcersi di corpi, emerge la figura di Romolo a cavallo, con indosso il suo mitico mantello rosso, intento ad afferrare una donna: si tratta della nobile Ersilia, che diverrà sua moglie, scelta per la sua nobiltà e saggezza, e dalla cui unione nascereanno Prima e Avilio.

Il dipinto, personalizzato dal nostro autore, si ispira per alcuni dettagli al Ratto delle Sabine di Peter Paul Rubens, ora nella collezione Belfius (Bruxelles), commissionato da Filippo IV di Spagna nel 1639 e completato dal pittore di Bruxelles Gaspar de Crayer (https://rkd.nl/images/278260 ).

L’opera qui proposta, in particolare, rimanda ad una chiara matrice fiamminga ed è attribuibile alla mano di Vincent Malò (Cambrai, 1595/1600 circa - Roma, 1649), discepolo di Rubens ad Anversa, che quindi doveva aver conosciuto il dipinto del maestro fiammingo.

Nella tela in questione, che dimostra la sua capacità di comporre grandi gruppi figurativi, nonché la sua abilità nel rappresentare ambientazioni architettoniche, possiamo cogliere dal punto di vista stilistico il debito che il Malò ebbe nei confronti del suo maestro.

Vi troviamo alcuni dei caratteristici stilemi pittorici del Malò, in particolare nei tratti somatici, come la tipica connotazione dei visi dal naso allungato, nelle scelte cromatiche, nell'ambientazione paesaggistica, che si ritrovano in numerose sue opere e la predilezione per soluzioni ridondanti e scenografiche. Le tonalità brune e terrose in contrasto con gli incarnati chiari e diafani delle figure ed ancora la sensibile resa atmosferica del paesaggio, con cieli fatti da mescolanze di grigio e azzurro, interrotti dalle architetture cittadine contro le quali spiccano le figure.

A titolo comparativo possiamo menzionare quattro opere di Malò:
La strage degli innocenti, Galleria di Palazzo Bianco , Genova, https://rkd.nl/images/22430
Il ratto delle sabine, Sotherby’s New York 22 maggio 2019 lotto 53 (https://www.sothebys.com/en/buy/auction/2019/master-paintings/vincent-malo-abduction-of-the-sabine-w... )
La strage degli innocenti, Princeton University Art Museum, New Jersey, https://rkd.nl/images/311613
L'incontro tra Abramo e Melchisedec, Neumeister Monaco, 5 luglio 2000, lotto 480 https://rkd.nl/images/12754

Malò si affermò pittore di successo in Italia, dove giunse presumibilmente intorno al 1634, svolgendo la sua arte prevalentemente a Genova, ma sappiamo che nell'ultima fase della sua vita si trasferì a Roma: l’ambientazione della scena rende plausibile che la nostra opera possa essere stata commissionata proprio in questa fase.

Vediamo infatti un bellissimo scorcio di Roma con la Basilica di San Pietro sullo sfondo: questo scenario in cui è ambientata la scena è un valore aggiunto molto interessante per il nostro bel dipinto.

A differenza delle versioni classiche di questo soggetto ambientate nell'antica Roma (celebre quella di Pietro da Cortona dei Musei Capitolini), nel nostro caso balza subito all’occhio questo interessante anacronismo: pur essendo un evento delle origini di Roma quindi collocato nel VIII secolo a.C., viene dall’autore trasposto in una Roma barocca dove spicca la cupola o la struttura della Basilica vaticana.

A questo si aggiunge il fatto che l’autore ha anche raffigurato le donne con abiti del XVII secolo, rendendo l'episodio mitico più vicino al suo tempo. Questa scelta iconografica riflette il gusto dell'epoca per i "capricci" architettonici o per la celebrazione della continuità tra la Roma antica e la Roma papale del XVII secolo.


INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI:

Il dipinto viene venduto completo di una piacevole cornice in legno ed è corredato di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.

Ci occupiamo ed organizziamo il trasporto delle opere acquistate, sia per l'Italia che per l'estero, attraverso vettori professionali ed assicurati.

Contattateci per qualsiasi informazione, saremo lieti di rispondervi.

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