Castelbarco

Galleria Antiquaria

Ecce Homo

Maestro fiammingo, fine '500

Maestro fiammingo attivo nella fine del '500
Ecce Homo

olio su tela applicata su tavola

cm. 36 x 30
con cornice a tabernacolo 67 x 59 (non ceova)
D1082 €4.800 contattaci

Il dipinto rivela caratteristiche tipologiche e formali derivate dalla tradizione nordeuropea cinquecentesca, mostrando particolari affinità con le opere del fiammingo Quentin Massys (o Metsijs), come il dipinto con il medesimo soggetto che risale al 1526 ed attualmente conservato a Venezia, a Palazzo Ducale (vedere nei dettagli). Rispetto a questo modello, l'opera in esame esibisce una fattura più robusta e impasti più densi di colore che orientano verso una datazione piuttosto tarda del XVI secolo.

Il Cristo, la cui figura emerge su un fondo scuro, è raffigurato con il capo incorniciato da un riflesso luminoso, su cui è posta la corona di spine intrecciate. Indossa unicamente un mantello purpureo che i soldati gli annodarono per prendersi gioco del condannato. L'artista esegue con grande intensità questo classico della pittura religiosa, riconoscendo lo stile drammatico del manierismo nord europeo, lavorando con un contrasto di luce intenso.

L'Ecce Homo è l'episodio evangelico durante il quale Gesù, in attesa della sua condanna, dopo la flagellazione, viene presentato al popolo da Ponzio Pilato, allora governatore romano della Giudea. L'espressione significa letteralmente 'Ecco l'Uomo', e fu la frase pronunciata da Pilato per designare la sofferena di Gesù flagellato e coronato di spine.

Importante, in questo dipinto, è lo studio dell’espressione e lo sguardo di Cristo, con gli occhi rivolti verso il basso, in segno di dolore, densi di un phatos capace di trasmettere allo spettatore la sofferenza di questo episodio della Passione.

L'opera è arrichita di una importante cornice a tabernacolo in legno dorato e lavorata a bulino in bassorilievo.

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