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Capolavoro del '600 emiliano 'San Girolamo penitente'

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (1591- 1666), bottega di

Bottega di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591- Bologna 1666)
Possibile attribuzione a Cesare Gennari (Cento 1637 – Bologna 1688)

San Girolamo penitente nella grotta

100 x 75 cm.
con cornice 121 x 95 cm.
D2028 Venduto richiedi informazioni

Questo superbo San Girolamo, tra le figure più popolari e ricorrenti nelle opere pittoriche seicentesche, è un’opera di straordinario impatto visivo, mostrando il monaco cristiano ritratto nelle vesti di eremita mentre, inginocchiato, si percuote il petto con una pietra in segno di penitenza.

ll dipinto è indubbiamente debitore dei modelli creati da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino
(Cento 1591- Bologna 1666), che più volte affrontò il soggetto con molteplici modalità illustrative.

La qualità dell’esecuzione, ed il fatto che non si riscontrano immagini strettamente analoghe, suggeriscono che la tela sia da inserire nel catalogo quanto mai complesso delle opere eseguite dalla bottega, presumibilmente sotto la supervisione del maestro stesso.

Lo studio specifico della pittura ci indurrebbe ad attribuirne verosimilmente la paternità ad un artista formatosi nella sua bottega, riconoscibile in Bartolomeo Gennari (Cento 1594 - Bologna 1661). Figlio di Ercole e della sorella del Guercino, Lucia Barbieri, Cesare studiò con il fratello maggiore Benedetto nell'atelier bolognese dello zio, di cui divenne l'interprete più profondo dipingendo innumerevoli copie almeno sino al sesto decennio, quando si attesta una sua autonoma produzione.

Numerosi dipinti presenti in collezioni private e in importanti raccolte pubbliche, sono un fondamentale termine comparativo con questa bella e sentimentalmente intensa tela. Tra questi, in termini di concezione figurativa, luminismo, colorismo e pennellata, il quadro si avvicina nell’esecuzione alla grande pala d’altare con l’immagine di San Girolamo nel deserto, che campeggiava sull’altare maggiore dell’Oratorio intitolato al Santo di Rimini, ora esposta al Museo Civico della città. Capolavoro creato dal grande maestro, e certamente fonte di ispirazione per i suoi discepoli più talentuosi.

Eseguita nel 1641, è una delle opere più significative della maturità del Guercino, un capolavoro commissionato dal padre teatino Tommaso da Carpegna, collezionista di dipinti dell’Artista romagnolo.

Il Santo, con il corpo esile, tutto tendini tesi e ossa rigide, è posto in contrasto con l’ampio panneggio rosso del manto che lo avvolge, d’allusione alla dignità cardinalizia. I libri, di cui uno aperto, sono i suoi canonici attributi iconografici, rimandanti alla proficua attività di studioso, biblista e teologo di Girolamo, che ne fece l'antesignano dell'umanista rinascimentale.

In particolare, sulla pagine del libro aperto alla sua sinistra si legge il riferimento ad una lettera (‘epi’, per epistola, lettera in latino, 65). Iconografia tipica vede il santo nel deserto dove si era ritirato sia per vivere la sua vocazione da eremita sia per attendere alla traduzione della Bibbia, di parte dell'Antico Testamento dal greco al latino.

Il pittore enfatizza la sensazione di stupore e drammaticità, attraverso il moto dell’asceta, che apre le braccia e distende il corpo lungo una diagonale.

Tocco di poesia della composizione è il paesaggio che fa da sfondo alla scena, poetico ed evanescente, dove un intenso blu oltremarino è pronto ad accogliere il chiarore dell'alba, con il forte valore simbolico che ne deriva. La bellezza dell’opera si riflette proprio nella sapiente contrasto cromatico che enfatizza l’etereo incarnato del Santo con la veste rossa e nella raffinata declinazione tonale del cielo, che dona all’opera un’atmosfera sospesa ed imminente.

Stato di conservazione dell’opera:
Il dipinto, le cui ottime condizioni ci offrono una lettura ottimale, denota una pennellata molto precisa e di indubbia qualità, presentandoci la mano di un pittore con una spiccata identità, indubbiamente un allievo di grande talento.
Il dipinto è in ottimo stato di conservazione, con una bella patina ed un piacevole crachelè uniforme. L'opera è inoltre stata rintelata professionalmente nel secolo scorso, ed è stata dotata di un cornice antica in legno laccato.
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