Apollo e Marsia
Pompeo Girolamo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787) cerchia
Apollo e Marsia
Pompeo Girolamo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787) cerchia
olio su tela
65 x 83 cm.
incorniciati 84 x 102 cm.
Provenienza: Collezione privata, Roma
Il soggetto del dipinto è tratto dalla favola mitologica della competizione musicale tra il dio Apollo ed il satiro Marsia, narrata dal poeta Ovidio nelle Metamorfosi (libro VI passi 282-400, e libro XI passi 150-194),
Il satiro Marsia, dopo avere scoperto il flauto a doppia canna (aulòs) inventato dalla dea Atena, divenne così abile nel suonarlo da osare sfidare il dio Apollo con la sua lira in un confronto musicale, perduto il quale, grazie ad un abile stratagemma di Apollo, venne punito per la sua tracotanza.
La scena, ambientata in un paesaggio boschivo, cattura il momento più drammatico del racconto, ovvero l'esecuzione della punizione scelta dal vendicativo Apollo, vincitore della gara: il dio, riconoscibile dalla corona d'alloro e dall'arco sulla schiena, tiene uno strumento affilato e afferra un lembo della pelle di Marsia, legato ad un tronco a un albero con le mani alzate, per scuoiarlo.
Il tema di Apollo e Marsia, erano prediletti dagli autori tra Sei e Settecento per il loro valore simbolico, alludendo alla lotta tra l’armonia celeste e della ragione (personificate da Apollo) e la superbia umana (Marsia), tra la razionalità e la pura passione; la punizione, sebbene cruenta, rappresenta una sorta di rito di purificazione: la pelle rappresenta l'apparenza esteriore, che viene rimossa per smascherare la vanità e rivelare la vera essenza, in un processo doloroso ma purificatore.
L’opera, è riconducibile ad un pittore neoclassico di scuola romana attivo nel Settecento, dell’entourage di Pompeo Girolamo Batoni (Lucca 1708 – Roma 1787).
Il disegno definito, la gamma cromatica, l'equilibrio compositivo e il plasticismo delle anatomie rispecchiano il gusto settecentesco della nuova visione dell’arte neoclassica che abbracciò anche le tematiche mitologiche, e di cui battono fu un grandissimo esponente, con l’abbandono dell'estetica barocca, eccessiva e ridondante, per un ritorno ai principi di equilibrio, compostezza e serenità.
Di origini lucchese, Pompeo Batoni si trasferì ventenne a Roma, dove nel giro di pochi anni cominciò ad ottenere commissioni di grande prestigio, con una carriera sempre in ascesa che durò oltre un cinquantennio, e che lo vide impegnato, con la decisiva collaborazione dei figli, in un impressionante quantità di quadri su ordinazione.
Ottimo stato di conservazione, completo di cornice dorata.
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L'opera viene venduta completa di certificato di autenticità e scheda iconografica descrittiva.
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