Andromeda e Perseo
Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 1662 - Napoli, 1728)
Cerchia di Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 1662 - Napoli, 1728)
Andromeda e Perseo
olio su tela
(cm.) 57 x 98
con cornice in legno dorato 77 x 118 cm.
Il bellissimo dipinto proposto - di cui è disponibile anche in relativo pendant (Il ratto di Europa: link) * - riferibile all’ambito pittorico di Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 1662 - Napoli, 1728), mette in scena, attraverso una composizione di grande eleganza, un episodio tratto dalla mitologia greca: si tratta del salvataggio della principessa Andromeda, figlia del re d’Etiopia Cefeo e della regina Cassiopea, da parte di Perseo, così come descritto dal poeta latino Ovidio nelle sue Metamorfosi.
Questo mito ebbe grande fortuna nella pittura barocca romana del tardo Cinquecento e del primo Seicento, spesso commissionato come soggetto per arredare le sontuose stanze private degli aristocratici palazzi dell'Urbe [1].
[1] Il soggetto in questione insieme al relativo pendant vennero spesso raffigurati insieme per la loro forte complementarietà compositiva, che contrappone visivamente il tema del salvataggio (la salvezza di Andromeda) a quello della sottomissione al divino (il rapimento di Europa).
L’opera illustra, in particolare, il momento culminante del racconto mitologico in cui la fanciulla, incatenata a una roccia scura che emerge dal mare, rivolge lo sguardo intimorito verso l’alto, dove l'eroe Perseo squarcia il cielo nuvoloso con aria trionfale dopo aver sconfitto Medusa, tenendone in mano la cui mozzata coi serpenti ben visibili.
E’ raffigurato in sella al mitico cavallo alato Pegaso che, secondo il mito, nacque dal sangue versato dalla testa di Medusa. Indossa un'armatura classica e un vistoso mantello rosso che si gonfia nel vento.
Il photos della scena deriva dalla presenza del grande mostro marino, che emerge dalle onde, con le sembianze di un cetaceo mitologico con occhi umani e fauci spalancate, che si dirige minacciosa verso la roccia di Andromeda. Nuda, con un velo trasparente all’altezza del pube, le mani legate alla roccia sulla riva e il volto teso per la paura del pericolo imminente, con il mostro marino dalle fauci spalancate a cui dovrà essere sacrificata, così la troviamo in questo dipinto, prima che giunga Perseo a salvarla.
Sulla costa a sinistra, un gruppo di persone (tra cui i genitori di Andromeda, i sovrani d'Etiopia) osserva la scena con apprensione. Il mare presenta onde increspate in primo piano, mentre l'orizzonte si apre su un cielo tormentato da grandi nuvole grigie e squarci di luce.
Secondo la mitologia, la giovane principessa venne punita a causa della superbia della madre Cassiopea che osò lodare la propria bellezza come superiore persino a quella delle Nereidi; le ninfe del mare, figlie del dio Poseidone, profondamente offese si vendicarono della sua indolenza incatenando la figlia ad una rupe, ed offerta in sacrificio al terribile mostro.
L’impostazione ed il classicismo dello stile, risaltato dalla brillante gamma cromatica, e la qualità pittorica che si apprezzano nel dipinto, sono caratteri che ne avvalorano l’attribuzione a Paolo de Matteis, uno dei più importanti pittori del Barocco meridionale italiano.
Allievo di spicco di Luca Giordano, seppe mediare la vigorosa impronta barocca del maestro con un classicismo più aggraziato, grazie alla predilezione per i soggetti mitologici.
Essenziale per la sua formazione fu il suo soggiorno a Roma (tra il 1682 e il 1683) dove assimilò profondamente la lezione classicista di Carlo Maratta, fautore di un classicismo ideale influenzato da Raffaello e Annibale Carracci, che ne influenzò la grazia compositiva e la luminosità cromatica con il suo disegno ordinato e rigoroso, anticipando le morbidezze e l'eleganza tipiche del Rococò settecentesco.
Tonando con l’attenzione alla tela in esame, elementi quali la figura idealizzata di Andromeda, la resa teatrale delle onde e la presenza dei tre piccoli angeli e il disegno quasi fiabesco del mostro marino sono espressioni caratteristiche delle sue numerose rivisitazioni mitologiche tratte delle Metamorfosi di Ovidio, molte delle quali dedicate proprio al soggetto di Andromeda salvata da Perseo, come ad esempio la tela della Fairfield University Art Museum (Connecticut).
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