Castelbarco

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Thomas Wyck (Haarlem 1616 - 1677)

L’alchimista

Thomas Wyck
(Bewerwyck 1616- Haarlem 1677)
bottega
L’alchimista nel suo laboratorio

Scuola fiamminga della seconda metà del 17° secolo
Olio su tela
48 x 65 cm

incorniciato 58 x 75 cm
D1253 Venduto richiedi informazioni

Questo dipinto, carico di fascino, ci apre le porte della bottega di un alchimista e dei suoi laboriosi aiutanti, ed esprime tutto il magnetismo che da sempre circonda l’universo di questa particolare figura di studioso.

Tale tema, estremamente di moda nella pittura di genere del XVII secolo, indusse molti pittori, fiamminghi in special modo, a dedicarvi scene di grande complessità e ricchezza, come quella che siamo lieti di proporvi.

Nomi quali David Teniers, Adriaen van Ostad, Gerard Thomas, Cornelis Pietersz Bega, Balthasar Van Den Bossche, sono tornati più volte su questo argomento. Il nostro dipinto, in particolare, è da ricondurre alla bottega di Thomas Wyck, o Wijck (Bewerwyck 1616 - Haarlem 1677), altro celebre fautore della pittura olandese del Secolo d'oro. Specializzato in paesaggi costieri o marittimi, Wijck vanta nel suo repertorio una variegata galleria iconografica dedicata al mondo dell’alchimia, con uno stile fortemente influenzato dal suo soggiorno in Italia, a Roma, a stretto contatto con i Bamboccianti.

Nata in maniera clandestina nel Medioevo, l’alchimia divenne una disciplina particolarmente seguita a partire dal Rinascimento, poiché l’uomo, sottomesso per secoli alla forza della natura, incominciò a desiderare di dominarla. L’obiettivo di questa disciplina era quello di trasmutare i metalli di base in oro, simboleggiando pertanto il tentativo di arrivare alla perfezione e superare i confini ignoti dell'esistenza.

Entriamo ora nel dettaglio del nostro affascinante dipinto, capace di calare lo spettatore in quell’atmosfera, misteriosa e pregna di fascino, che si avrebbe respirato nel laboratorio di un alchimista del Seicento.

Il nostro alchimista è ritratto come un uomo barbuto, immerso nella lettura di più volumi seduto su un tronetto, con occhiali spessi, cappello a triangolo e giacca bordata di pelliccia, indumenti che studiosi, giuristi e scienziati erano soliti portare. I suoi collaboratori completano la scena, con molta probabilità anche membri della sua famiglia, come la donna con il figlioletto piccolo al suo fianco. Sono tutti indaffarati nel lavoro, immersi in un contesto caotico, saturo di ampolle, fiale, alambicchi, bottiglie, distillatori ed altri strumenti disposti disordinatamente nella stanza. Un coppia di assistenti, in primo piano, attiva un soffietto per far rivivere i carboni contenuti in un calderone, mentre altri due sono occupati a fondere dei metalli, attendendo che il processo di trasformazione possa aver inizio.

La convinzione degli alchimisti che i metalli ordinari sarebbero potuti essere trasformati in oro fu spesso usata nella pittura e nella letteratura del Seicento anche con l’intento di illustrare la follia umana. Ad esempio il maestro Pieter Bruegel il Vecchio, in molti dei suoi celebri capolavori, indugia sulla la figura degli alchimisti, la cui ossessiva ricerca dell'oro aveva sovente ridotto le loro famiglie miseria. La nostra opera presenta la figura dello studioso e del suo ambiente proprio con questa accezione, ritraendolo come un illuso ostinato, che si impegna nei vari esperimenti senza però raggiungere mai il risultato desiderato.

La tela si trova in eccellenti condizioni di conservazione.

Certificato di garanzia ed autenticità a norma di legge.
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