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Scuola toscana del XVII secolo - da Cristofano Allori (Firenze 1577-1621)

Giuditta con la testa di Oloferne

Scuola toscana del Seicento
Da Cristofano Allori (Firenze 1577-1621)

Giuditta con la testa di Oloferne


olio su tela, 78 x 64 cm.
con cornice 87 x 75 cm

Provenienza: Collezione Privata, Firenze
D21-059 € 6.600 richiedi informazioni

Il presente dipinto, raffigurante Giuditta con la testa di Oloferne, ci illustra un soggetto iconografico molto amato nel periodo barocco, poiché conforme al gusto del tempo nella rappresentazione di passioni forti, contrastanti, ma spesso fatali. Stiamo parlando, in particolare, dell'episodio biblico dell’uccisione del generale dell’esercito babilonese Oloferne da parte della bella e coraggiosa vedova ebrea Giuditta, per liberare il proprio popolo dalla dominazione straniera. Giuditta è ritratta dopo averlo decapitato nel sonno, con la vecchia serva Abra che assiste alla scena.

I versetti biblici (Lode di Giuditta, Antico Testamento) ben esemplificano la seduzione e la feroce determinazione della giovane donna nei confronti del nemico: "si unse con aroma il volto, cinse del diadema i capelli, indossò una veste di lino per sedurlo. I suoi sandali rapirono i suoi occhi, la sua bellezza avvinse il suo cuore. E la scimitarra gli troncò il collo".

Si tratta di una versione eseguita nel Seicento da un pittore toscano influenzato da Cristofano Allori, dal celebre dipinto ideato dal grande maestro intorno al 1612/16 (Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze) che tanto successo ricevette negli ambienti aristocratici fiorentini dell’epoca.

Il fascino esercitato dall’opera venne amplificato dalla sua storia, secondo cui il pittore avrebbe interpretato in veste autobiografica la vicenda dell’eroina biblica Giuditta, raffigurando se stesso nella testa del decapitato Oloferne e la sua amante Mazzafirra nel bel volto della giovane, che col suo abbigliamento straordinariamente sontuoso offrì un esplicito omaggio alla fiorente industria tessile della città.

Il successo della nostra versione, evidentemente richiesta da altri collezionisti fiorentini, è documentata dall’esistenza di numerose copie, eseguite anche dallo stesso Allori o dalla sua bottega (se ne contano ben trenta sparse in collezioni pubbliche e private).

L’autore, che descrive la scena con una marcata teatralità memore dell’influenza del Caravaggio, immortala l'apice drammatico della narrazione con l'eroina che esibisce fieramente il macabro trofeo. Intento dell’autore è mettere in risalto la bellezza dell’eroina e la ricchezza della veste, in contrasto con l’orrore della testa mozzata.

Questo tema fu richiesto durante il Seicento anche per il suo profondo valore simbolico: nonostante l’atroce atto che la vede protagonista, Giuditta incarna grandi valori morali. Presentata come simbolo di salvezza che Dio offre al popolo ebraico, assurge anche a emblema della Chiesa stessa e del suo ruolo salvifico, enfatizzato dal bianco etereo dell’incarnato, che evoca la purezza.

CONSERVAZIONE La tela si distingue per i colori brillanti e per la buona conservazione, piccoli ritocchi sparsi sulla superficie, perfettamente pulita.

Come ogni nostro oggetto, l'opera viene venduta corredato di certificato di autenticità fotografico a norma di legge.

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