Castelbarco

Galleria Antiquaria

Scultura in legno policromo 'Cristo deriso'

Scuola fiamminga della fine ‘400

Scultura in legno policromo rappresentante Il Cristo deriso (Ecce Homo)

Scuola fiamminga
fine ‘400 - inizi ’500
Tiglio intagliato con policromia

altezza cm. 57

Precedenti apparizioni sul mercato:
Hampel casa d’aste: Asta Sculture antiche (10-12-2015) (link: https://www.hampel-auctions.com/a/Jesus-in-der-Rast.html?a=103&s=475&id=530564)
scu.1123 Venduto contattaci

In questa magnifica statua, realizzata in legno di tiglio, Gesù è raffigurato seduto su una roccia in attesa della sua immediata crocifissione sulla cima del Golgota. E' ritratto con una corona di spine e una palma come finto scettro (spezzata nella parte superiore), e spogliato dei suoi vestiti, su cui si siede.

Coerentemente con i testi evangelici, Cristo è seduto mentre viene fatto oggetto di scherno dai soldati romani:
Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui…” (Luca. 22, 63-65)
“I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi” (Giovanni. 19, 2-3)

Questa rara rappresentazione, che come precisato si antepone al momento della crocifissione, non appare prima della fine del XIV secolo, ma sarà particolarmente diffusa nel XVI secolo, dove dà origine ad opere particolarmente espressive.

La nostra scultura, eseguita con uno stile ancora tardo-gotico a cavallo tra Quattro e Cinquecento, merita una considerazione speciale, innanzitutto per la sua "ruvida bellezza" (con un profilo che rammenta i disegni del Dürer, uno dei grandi ispiratori del Rinascimento fiammingo, tedesco e italiano, e ben noti nei laboratori nord europei).

Ma merita menzione anche per l’espressività del Cristo: frustato, deriso e seduto in attesa del suo martirio, il suo viso non esprime sofferenza, né rassegnazione, bensì una dolcezza interiore che evoca il perdono che ha concesso ai suoi carnefici. Il fine del nostro abile scultore non era indurre a vedere in lui una vittima da compartire, ma invitare l’osservatore alla meditazione.

Questi caratteri, che potrebbero sembrare stucchevoli e di minima importanza per chi poco apprezza questo campo dell’arte, per noi amanti e collezionisti di sculture di alta epoca e di opere di questa caratura, sono invece determinanti, in grado di suscitare grandi emozioni.
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