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Ritratto di Ferdinando I de' Medici, Granduca di Toscana

Scipione Pulzone, detto Il Gaetano (Gaeta 1544 - Rome 1598), bottega di

Scipione Pulzone, detto Il Gaetano (Gaeta, 1544 - Rome, 1598), bottega di

Ritratto di Ferdinando I de' Medici, Granduca di Toscana (Firenze 1549 – 1609)


olio su tela

cm. 48 x 61

con cornice a cassetta laccata e dorata dell'epoca cm. 63 x 76


D1247 €7.000 richiedi informazioni

Il dipinto proposto ci illustra il ritratto di Ferdinando I de' Medici, Granduca di Toscana (Firenze 1549 - 1609), la cui forza espressiva viene sapientemente messa in risalto dal taglio compositivo di leggero tre quarti, con il capo e lo sguardo diretti all’osservatore. Il fascio di luce proveniente da sinistra fa risaltare plasticamente i volumi del volto e ne indugia i lineamenti, risaltati dalla larga gorgiera di pizzo bianco che gli cinge il collo.

Si tratta di un dipinto di alto livello qualitativo che può essere circoscritto alla bottega del pittore Scipione Pulzone detto il Gaetano, rappresentando al meglio un genere pittorico, quello della ritrattistica, nel quale il maestro ed i suoi allievi eccelsero. Tale attribuzione sarebbe confermata dalle comparazioni con i numerosi ritratti che il Pulzone dedicò al Granduca di Toscana, tra i quali:
- Ritratto di Ferdinando I de' Medici, Galleria degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria Palatina e Appartamenti Reali, Firenze:
- Ritratto di Ferdinando I de' Medici, Galleria degli Uffizi, Firenze:
- Ritratto di Ferdinando I de' Medici, Columbia Museum of Art, Columbia (SC) (South Carolina, Stati Uniti d'America):

l nostro dipinto, in particolare, potrebbe rappresentare di una delle versioni che la bottega ha replicato, su richiesta dei numerosi committenti collezionisti d’arte desiderosi di possedere un ritratto di una delle personalità più influenti del panorama fiorentino, artefice sia in campo politico che culturale di enormi innovazioni.

I personaggi disegnati di Pulzone sono icone di un’incomparabile eleganza: nobildonne, cavalieri, cardinali e papi prestarono le loro fisionomie all’occhio dell’artista gaetano che seppe cogliere con la sua superba tecnica ogni minuzioso particolare immortalato. Una dovizia fotografica, un’attenzione materica sorprendente che ricalca un certo prototipo pittorico d’ispirazione fiamminga, in particolare di Antonis Mor (Utrecht 1520 – Anversa 1578), che lavorò anche a Roma.

I suoi ritratti sono capaci di mettere in evidenza i segni caratteristici dell’esercizio del potere, sia nelle vesti e negli attributi, sia nell’espressione del volto e nella posa. Papi, cardinali, principi e aristocratici ci appaiono come figure pienamente consce del loro status sociale e, anche se nella loro staticità e ieraticità possono sembrare a prima vista freddi o impersonali, emanano il sottile fascino di un’arte “senza tempo”, secondo una felice definizione di Federico Zeri, che al maestro Gaetano, come Scipione preferiva chiamarsi al posto del cognome Pulzone, dedicò un suo libro nel 1957.

Documentato per la prima volta a Roma nel 1562, Pulzone entrò presto a contatto con le più importanti famiglie aristocratiche nella seconda metà del Cinquecento, divenendo il ritrattista ufficiale della nobiltà e della dirigenza ecclesiastica dell’Urbe. Il primo ad apprezzarne le doti di ritrattista fu Marcantonio II Colonna, il vincitore della battaglia di Lepanto contro i Turchi (1571). Fu lui ad aprirgli le porte presso le grandi famiglie romane, cui seguirono gli incarichi presso i Medici a Firenze.

I primi in ordine cronologico sono contraddistinti da un'indagine ottica e lenticolare, da una lucida messa a fuoco dei dettagli, applicata sia ai volti che alle vesti tramite una materia pittorica vitrea. E' indubbio che la bravura tecnica del Gaetano, che raggiunge in taluni casi l'eccellenza mimetica, abbia contribuito alla sua notorietà. Più ci si avvicina agli anni finali, più questa caratteristica perde consistenza e non solo nei ritratti egli vira verso un verismo di più immediato contatto umano, al quale il nostro ritratto sembra aderire.


Ferdinando I de' Medici (Firenze, 30 luglio 1549 – Firenze, 3 febbraio 1609), figlio di Cosimo I de' Medici e della prima moglie Eleonora di Toledo, fu un cardinale di Santa Romana Chiesa dal 1562, fino alla nomina del cardinale Francesco Sforza, creato da Papa Gregorio XIII, è stato il porporato italiano più giovane.
Con l'improvvisa morte del fratello Francesco I, divenne il terzo Granduca di Toscana dal 1587 alla morte, avvenuta nel 1609. Non abbandonò la porpora nemmeno dopo essere salito al potere, ma fu costretto a lasciarla nel 1589 per sposare Cristina di Lorena, dalla quale ebbe poi nove figli.
Per molti aspetti Ferdinando I fu l'esatto opposto del suo fratello e predecessore Francesco. Ristabilì il sistema giudiziario, riorganizzò le corporazioni, i dazi e soprattutto l'apparato burocratico e promosse una riforma fiscale. Fu sinceramente interessato al benessere dei propri sudditi. Incoraggiò il commercio e guadagnò molta della sua ricchezza attraverso l'istituzione, in tutte le più importanti città europee, di banche controllate dai Medici.

Ritratto di Ferdinando I (1549-1609) (Pulzone, c.1582, Galleria degli Uffizi)



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