Castelbarco

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Ritratto di fanciulla come allegoria della pittura

Scuola napoletana primi del Seicento, ambito di Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – 1656)

Ritratto di fanciulla con tavolozza e pennelli, come Allegoria della Pittura

Scuola napoletana della prima metà del Seicento - Ambito pittorico di Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – 1656)

Olio su tela ottagonale
cm 75x 60
D2033 €4.800 richiedi informazioni

Questo splendido dipinto ad olio su tela, distinto da una cromia calda e vivace, ci mostra un’affascinante ed intensa figura femminile, una giovane donna che emerge dall’ombra di fondo, identificabile come l’allegoria dell’Arte della Pittura.

Il suo sguardo si perde, rivolto verso l’alto, e i tratti fisiognomici sono esaltati dalla luce che morbidamente mette in evidenza la carnagione delicata, il rosato tenero delle guance, le labbra rosse e carnose, semiaperte a esprimere un pensiero che possiamo solo immaginare, conferendole, insieme al panneggio giallo ed azzurro che le cinge il corpo, un’aria di fascino sospeso e seducente.

La giovane stringe tra le mani un mazzo di pennelli, una lama per matite ed una tavolozza, tutti simboli che alludono al suo ruolo di personificazione della nobile arte pittorica.

Il dipinto, chiaramente ascrivibile alla scuola napoletana della prima metà del Seicento, illustra un sentimento pittorico che si accosta ai modelli di Andrea Vaccaro, e più ptecisamente alle opere di Bernardo Cavallino (Napoli 1616 – 1656), che del Vaccaro fu anche allievo. L’attenzione per la luce calda, che investe la figura, e la sensualità accentuata della bellezza femminile sono elementi che caratterizzano in particolare la sua attività giovanile.

Lo sguardo intenso, ma distinto da una languida dolcezza, che riecheggia alla mente le figure delle Vergini o delle Maddalene ritratte dal Cavallino (http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/55222/Cavallino%20Bernardo%2C%20Immacolata%20Co...), trasmette a chi l’osserva un’emozione inusuale, che si fonde tra l’aspetto laico dell’allegoria ed il sacrale.

Vivace nei colori, gli stessi peraltro che vediamo ripresi sulla tavolozza, le vesti della figura rivelano il debito del nostro artista nei confronti di Massimo Stanzione (anch’esso maestro del Cavallino), ma anche (e proprio nella posizione elegante delle mani) dei modelli lasciati a Napoli da Simon Vouet e da Artemisia Gentileschi: rivissuti però con il garbo discreto e la tenera sensualità che dello stile del Cavallino furono appunto il tratto distintivo e che resero così speciale ed inimitabile la sua pittura.
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