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Ritratto di fanciulla come Allegoria della Scultura

Jacopo Amigoni (Venezia 1682 - Madrid 1752) bottega

Jacopo Amigoni (Venezia, 1682 - Madrid, 1752), bottega

Ritratto di fanciulla in veste di Allegoria della Scultura


Prima metà del Settecento

olio su tela, cm. 82 x 65,

con cornice antica cm. 88 x 72

D2085 Venduto richiedi informazioni

Questo incantevole dipinto ci regala la visione di un’affascinante figura femminile che emerge dall’ombra di fondo, e che possiamo identificare in chiave allegorica come la personificazione dell’Arte della Scultura.

I tratti del volto, certamente ispirati da una nobildonna di qualche corte europea, sono esaltati dalla luce che morbidamente mette in evidenza la carnagione delicata, il rosato delle guance, l'acconciatura impreziosita da una tiara, conferendole, insieme ai vaporosi panneggi che l'avvolgono, un alone di fascino sospeso e seducente.

Il dipinto si ascrive al sentimento pittorico del veneziano JACOPO AMIGONI (Venezia 1682 - Madrid 1752), attivo nella prima metà del Settecento e considerato tra i più importanti rappresentanti a livello europeo della cultura pittorica rococò.

La giovane, che tiene nella mano un piccolo scalpello da scultore, sfiora con un braccio la testa in marmo di una divinità femminile classica, romana o greca, allude al suo ruolo rappresentativo per la nobile arte scultorea.

La chiarezza compositiva, pregna di leggerezza e grazia, unita all’attenzione per la luce e la luminosa eleganza cromatica che investe la figura, sono elementi che caratterizzano in particolare l'attività dell'Amigoni, e che ritroviamo nel nostro ritratto.

''Bel pittore fu il nostro Amigoni, facile molto nell'operare, fecondo di lieti pensamenti; onde le di lui pitture fanno sentire insieme col diletto una certa nobile allegrezza. Tenero molto e pastoso fu il suo dipingere; lasciando in una gustosa dubbiezza i contorni, cui non si curava di purgare affatto e decidere'' (A.M.Zanetti, 'Della Pittura Veneziana e delle opere pubbliche di Veneziani Maestri', Venezia 1771, pp. 455)

Gli aspetti di stile menzionati riassumono nel suo spirito creativo, che possiamo altresì coglierli osservando la bella tela qui presentata. L'esito è un delicato ritratto squisitamente rococò, lezioso ma nel contempo estremamente elegante, proposto in chiave allegorica, secondo il migliore spirito espresso dal pittore nel corso della sua carriera. Salvo qualche soggiorno in Italia, principalmente a Venezia, tra il 1740 e il 1747, e forse a Roma, l'Amigoni lavorò nelle maggiori corti europee, divenendo estremamente apprezzato anche come ritrattista dell'alta aristocrazia.

Dal 1717 al 1727 circa fu a Monaco di Baviera, in Inghilterra tra il 1729 e il 1739, a Parigi nel 1736 e, dal 1747 in poi, alla corte di Ferdinando VI a Madrid, dove morì nel 1752. È quindi gioco forza che la sua visione artistica sviluppasse una sensibilità per la decorazione e una leggerezza espressiva corrispondente alla committenza e il suo operato spaziava dall'affresco per ornare palazzi e castelli residenziali, ritratti, quadri mitologici e opere religiose ammantate da una delicatezza di toni e pose ben riconoscibili.

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