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Pieter Mulier detto il Cavalier Tempesta (Haarlem 1637 – Milano 1701)

Il popolo di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso

Pieter Mulier detto il Cavalier Tempesta
(Haarlem 1637 – Milano 1701)

Il popolo di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso


olio su tela
90 x 135 cm.,
con cornice
 foglia d'oro 102 x 147 cm.

Opera corredata da un expertise attributivo redatto dalla dott.ssa Anna Orlando
D20-124 € 26.500 richiedi informazioni

Il dipinto, inedito, si presenta in ottimo stato di conservazione ed è caratterizzato da una straordinaria effervescenza cromatica. Va riferito senza esitazione a Pieter Mulier detto Il Cavalier Tempesta, del cui catalogo costituisce una nuova acquisizione assai significativa .

Figlio di un pittore di marine, il Mulier si forma nella sua città natale, Haarlem, e dopo un soggiorno ad Anversa si trasferisce in Italia nel 1656, data in cui è documentato a Roma. Qui rimane fino al 1668 e aggiorna la sua pittura sulle tematiche del paesaggio classico.

A seguito di importanti commissioni romane per le famiglie Borghese, Chigi e Colonna, si trasferì a Genova dove rimase dal 1668 al 1684.

Negli anni trascorsi nella Superba, salvo qualche intervallo, lavora con successo, tanto che neppure la detenzione per l'uccisione della moglie impedisce al pittore di eseguire per la committenza genovese numerose opere li livello superbo. Segue poi l'intensa attività degli anni milanesi, dal 1684 alla morte. Qui è protetto dal Duca di Milano e dalla famiglia Borromeo, grazie alla quale può anche effettuare alcuni viaggi in Emilia a e in Veneto.

L'episodio raffigurato è tratto dal Libro dell'Esodo (14: 19-31) quando Mosè, guidando il popolo ebraico verso la Terra Promessa, poté attraversare le acque del Mar Rosso che al suo comando si aprirono davanti a loro. Qui vediamo il momento in cui Mosè, in alto su uno sperone roccioso, tendendo il suo bastone ordinò alle acque di chiudersi sugli egiziani che inseguivano. Sulle rive in primo piano la sua gente si riposa dopo aver effettuato la traversata mentre sullo sfondo a sinistra, in mezzo al mare, il carro del faraone guidato dai suoi cavalli e gli altri suoi cavalieri in preda al panico per l'infuriare delle acque contro di loro.

Secondo lo studio di Anna Orlandi, è possibile datare questo dipinto agli anni 1687-1690, durante il soggiorno veneziano del Tempesta, dove raggiunse l'apogeo della sua carriera.

Una paletta luminosa in cui è particolarmente notevole la presenza di un blu vivido, con giocosi contrasti tonali di luci e ombre, e soprattutto la scelta del soggetto che combina vedute marine e paesaggistiche con animali. Tra le opere più significative del periodo veneziano vi sono le sue rappresentazioni di un Paesaggio con il sacrificio a Noè nella Pinacoteca Ambrosiana (inv. N. 1180; 122 x 178,5 cm) e un'altra a Kassel (inv. N. 4141; 121 x 172 centimetro).

La formula del successo ottenuta con intelligenza da Mulier combinava sapientemente la lezione del paesaggio classico in voga a Roma, introdotto dai francesi Gaspard Dughet e Claude Lorrein, con il personale gusto nordico per gli effetti di una luce emotivamente drammatici.

Dopo i suoi viaggi a Genova e Venezia aggiunse componenti derivati dagli esempi di Castiglione e Bassano tra cui ampi cortei. I suoi dipinti di paesaggi sono costruiti su queste basi e solo raramente si è avventurato in altri generi tematici, ottenendo così la certezza di fama e soddisfazione.

Su questi parametri imposta la sua pittura di paesaggio e più di rado si avventura in tematiche diverse dal genere che gli andava garantendo fama e soddisfazioni. Eccezion fatta per le numerose scene con tempeste di mare, con le quali iniziò la sua carriera, e per le quali si guadagnò il soprannome, appunto, di "Tempesta".

E' ovvio dunque che l'opera qui esaminate presenta esattamente quel repertorio - una summa con paesaggio, marina e animali - che a Venezia gli stava garantendo successo e molto lavoro.

Il dipinto qui esaminato costituisce quindi un tassello eccezionale nel grande mosaico dell'ampia opera pittore dell'olandese, poichè unisce le proprie più tipiche qualità di grande pittore di paesaggio e di marine, essendovi entrambe queste due componenti nel contesto scenico in cui il Mulier narra un episodio biblico.

Ciò che colpisce, oltre alla capacità di raccontare l'episodio con cura e sapienza narrativa, è il saper narrare anche delle "micro-storie" accanto a quella principale: greggi e armenti al riposo che ci guardano come se li stessimo cogliendo di sorpresa; la serenità di un gruppo familiare sul primo piano a destra con una mamma che allatta il suo bambino e il padre che assiste lì vicino; altri che sono intenti a sistemare i carichi per la imminente partenza della carovana; altri ancora, sullo sfondo a destra, preparano un sacrificio per ringraziare il loro Dio.

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