Castelbarco

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Paesaggi con figure e borghi (pendant di dipinti)

Antonio Diziani (Venezia, 1737 – 1797)

Antonio Diziani
(Venezia, 1737 – 1797)  
Splendida coppia di opere
(1) Paesaggio roccioso con animali e figure in preghiera presso un tabernacolo
(2) Paesaggio montuoso con ponticello, viandanti e torrione arroccato

olio su tela
cm 70 x 43
In cornice cm. 77 x 50


I dipinti sono corredati da una scheda critica della dott.ssa Federica Spadotto (Venezia, 6 marzo 2019).
D21-018 € 15.900 richiedi informazioni

Questa squisita coppia di dipinti raffiguranti due ampi brani campestri con villani ed animali - nel primo esemplare raccolti in preghiera dinanzi a un tabernacolo; nel secondo intenti a percorrere un ponte di pietra con asino e gregge - si colloca a buon diritto nel corpus pittorico di Antonio Diziani (Venezia, 1737 – 1797), che qui registra con originalità le vibrazioni emotive del teatro della natura, portando a rappresentare anche il richiamo del luogo e della luce atmosferica per gli artisti settecenteschi, attratti dalla fisionomia variabile di simili paesaggi;

Esempi tipici della piacevolissima maniera dell’artista, le opere si distinguono grazie alla predilezione per i brani paesaggistici bucolici, luminosi e vivacemente pigmentati. Brani in cui il paesaggio non aspira a una grandiosa magniloquenza come nella più aulica tradizione veneta, ma che, nella loro dimensione idillica in perenne bilico fra favola e realtà, raffigura micro-universi alborei costellati di ruscelli, laghetti e paesaggi boschivi verdeggianti. Pur nella loro semplicità narrativa e inventiva, si tratta di composizioni sapientemente ritmate e spaziate, impregnate dei brillori argenti dei rivoli d’acqua, costellate da piccoli borghi e costantemente ravvivate da figurine snelle caratterizzate da pennellate fluide.

Il maestro, come dimostrano del resto le sue opere, era attratto dai protagonisti minori della vita di strada: contadini, pescatori, viandanti e pastori che egli riconosce nella loro autonomia espressiva tramite pittoresche annotazioni e che restituisce alla pacata dimensione arcadica nella successiva elaborazione paesaggistica.

La raffinata pittura tecnicamente ben espressa, una tavolozza ricca in materia, fresca e brillante nei colori, di tocco rapido ed arioso, supportano in vivacità espressiva la grande fantasia inventiva di questo prolifico paesaggista.

Figlio d’arte di Gaspare, Antonio mosse i suoi primi passi collaborando con il padre, il cui ascendente si ravvisa in maniera palese nella pennellata frantumata e scorrevole oltre che nella predilezione per le tonalità verde-paglierino delle fronde arboree e per gli azzurri preziosi e brillanti dei cieli.

[…]

Bibliografia di riferimento: F. Spadotto, Paesaggisti veneti del '700, Rovigo 2014, pp. 261-272

Le opere sono presentato in eccellenti condizioni di conservazione. Eseguito reintelo professionale. Sono completate da cornici alla Salvator Rosa in oro.
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