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Leandro da Ponte, detto Leandro Bassano (Bassano 1557 – Venezia 1622)

Ritratto di gentiluomo veneziano vestito di nero con colletto bianco

Leandro da Ponte detto Leandro Bassano (Bassano, 1557 – Venezia, 1622), attribuito a

Ritratto di gentiluomo veneziano vestito di nero con colletto bianco


Olio su tela, cm. 96 x 81

In cornice antica cm.116 x 101

D20-107 € 9.000 richiedi informazioni

Questo affascinante ritratto virile può riconoscersi, senza alcuna incertezza, come un’opera della maturità di Leandro da Ponte detto Leandro Bassano (Bassano 1557 – Venezia 1622), andando pertanto ad accrescere il catalogo del pittore, grande esponente della tradizione del ritratto veneto del Cinquecento.

Terzogenito di Jacopo Dal Ponte, detto 'il Bassano', Leandro, insieme con i fratelli Francesco e Giambattista, si formò pertanto in una delle botteghe più importanti e fiorenti del Cinquecento italiano, lavorando spesso nei primi anni di attività nella sua città natale. Fattosi già una notevole fama di ritrattista, dopo la morte del padre e di suo fratello Francesco, decise di stabilirsi a Venezia intorno al 1592, dove si occupò prima di tutto di completare i lavori lasciati incompiuti dal fratello. Nello stesso periodo venne richiesto nel cantiere di decorazione del Palazzo Ducale.

Nonostante il suo stile risenta fortemente sull'ultima maniera del padre, soprattutto come ritrattista mostrò una certa influenza da Tintoretto con una predilezione per la linea di contorno marcata, allontanandosi dal gusto per la colorazione brillante della bottega paterna.

Nella Venezia di fine secolo Leandro divenne tra i ritrattisti 'di rappresentanza' più ricercati; tra le effigi eseguite dal pittore giunte fino a noi è facile riconoscere personaggi di estrazione borghese: medici, mercanti, giureconsulti, frati domenicani, musicisti.

Nonostante gli esempi memorabili lasciati dal padre, la sua produzione si caratterizza per una precisa cifra stilistica, concentrandosi nella resa analitica dei tratti della fisionomia, rinunciando a qualsiasi presentazione artificiosa dell'effigiato.

Il dipinto qui proposto è un eccellente esempio delle capacità ritrattistiche di Leandro, e della fisionomia di stile che caratterizza le opere realizzate a cavallo tra Cinque e Seicento. La semplicità ed austerità del taglio, appena di profilo, si accorda con il registro cromatico giocato su accordi omogenei di bruni e neri di contro al drappo rosso del fondo, mentre il volto prende luce dal colletto chiaro.

L’espressione è felicemente colta: valorizzata dal taglio corto dei capelli, che lascia libera l’ampia fronte, è affidata alla vivezza degli occhi e alla carnosità rosseggiante delle labbra di sotto la folta barba. L’impostazione estremamente realistica della figura, la penetrante interpretazione psicologica del volto e il vigore nella resa delle mani nervose con nocche pronunciate, il carattere di verità e di adesione alla realtà naturale del personaggio ritratto sono altrettante peculiarità che qui emergono e che sono parte attiva inconfondibile nel linguaggio espressivo di Leandro da Ponte.

Il dipinto è in buono stato di conservazione, non presenta ridipinture.

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