Castelbarco

Galleria Antiquaria

Fima - Federazione italiana mercanti d'arte

La Pietà

Pittore romano dei primi del Settecento

Francesco Trevisani
(Capodistria 1656 - Roma 1746)
bottega
La Pietà (o Compianto di Cristo deposto dalla croce)

Scuola romana dei primi del Settecento

Olio su tela,
134 x 148 cm
(con cornice sottile dorata)
D21-073 € 7.800 richiedi informazioni

In questa magnifica pala raffigurante la Pietà vediamo illustrato l’apice della sacra unione tra la Madonna e il Cristo. Gesù, immediatamente dopo essere stato deposto dalla Croce, viene accolto dolcemente tra le braccia della Vergine. Il suo corpo è abbandonato sulle ginocchia della Madonna, con un braccio che scivola lungo le gambe ed il capo reclinato all'indietro.

Per quanto concerne la destinazione originaria, il formato della tela lascia immaginare che fosse finalizzata alla devozione privata, magari collocata sull’altare di una cappella di famiglia.

Il dipinto riprende lo schema della celebre Pietà di Annibale Carracci, attualmente conservata presso il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, tra i capolavori del grande maestro, e commissionata da Odoardo Farnese per essere collocata nel proprio Palazzo romano.

A sua volta la struttura del dipinto non può che evocare il magnifico modello scultoreo michelangiolesco di San Pietro, con il corpo di Cristo poggiato sulle gambe e sul ventre della Madonna, creando così un intimo collegamento tra i due.
Maria però è seduta a terra (e non su un trono come nella statua vaticana) e la spoglia di Gesù ha le gambe sdraiate al suolo, allungate sopra il sudario.

Ed ancora, ritroviamo parimenti lo schema compositivo piramidale nel quale inserisce anche un angioletto che regge la mano sinistra del signore. Un secondo angioletto è disposto sul lato sinistro della tela e si punge un dito con la corona di spine, poggiata a terra, mentre volge il suo sguardo direttamente all'osservatore.

Il composto dolore della Vergine è poi accentuato dalla scelta di porre la nuca di Gesù nella mano sinora di Maria, che delicatamente sorregge la testa di suo figlio. La mano destra di Maria invece, raffigurata in un abile scorcio, è protesa in avanti in un gesto di rassegnato dolore: anche questo dettaglio è un ulteriore omaggio alla statua di Michelangelo.

Tutto il gruppo è collocato innanzi al sepolcro ancora aperto (forse un’allusione alla resurrezione) e poggia sulla terra scabra. Il buio della notte avvolge la madre, il figlio e gli angeli che emergono dalle tenebre grazie agli efficacissimi effetti di luce e ai bellissimi colori che pervadono questo piccolo capolavoro, e che conferiscono al dipinto un’atmosfera di intima emozionalità.

Di bellezza apollinea è il corpo di Gesù sul quale le ferite della Passione sono appena accennate. Il vigore scultoreo di Cristo è associato al momento di massima attenzione del Carracci per la statuaria antica e per i grandi del Rinascimento romano, legato alla realizzazione degli affreschi della volta della Galleria Farnese.

L’opera, denominata appunto Pietà Farnesiana, riscosse un successo tale da essere riprodotta durante tutto il Seicento ed ancora nell’inizio del Settecento con numerosissime copie e derivazioni, nonché trasposizioni incisorie.

Tornando con l’attenzione alla pregevole versione in esame, risulta agevole coglierne tutta la superba maestria dell’autore, inducendoci a ricondurne l’identificazione all’interno della scuola romana dei primi del Settecento, ed in particolare della prolifica bottega di Francesco Trevisani (1656 - 1746), anche se risulta difficoltoso risalire con precisione ad un allievo in particolare.

A conferma dell’avvicinamento della tela al Trevisani, basti confrontarla con le altre analoghe composizioni
del maestro che, come ben sappiamo, sviluppò questo soggetto in numerose occasioni. Le studiate sequenze cromatiche, unite alla resa chiaroscurale molto accurata, ereditate dalla sua formazione artistica avvenuta a Venezia, una eccezionale dolcezza del disegno ereditata dal classicismo di Maratta, ed infine la raffinata resa delle fisionomie, confermano tale riferimento.

Nonostante l'ambito attributivo sia certo, l'opera meriterebbe sicuramente uno studio più approfondito per individuarne la mano con precisione.

Condizioni di conservazione:
Le condizioni del dipinto sono ottime; l’opera è stata pulita e rintelata, e si presenta in tutto il suo splendore, senza restauri o ritocchi significativi.

Dipinto corredato di certificato di autenticità fotografico a norma di legge.
Per ulteriori informazioni siete invitati a contattarci.
  indietro

Dipinti antichi

vedi galleria

Oggetti d'arte

vedi galleria

Mobili

vedi galleria