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Il sacrificio di Marco Curzio

Pittore Veneziano dei primi del ’700

Grande tela raffigurante ‘Il Sacrificio di Marco Curzio
Pittore Veneziano dei primi del Settecento                                 
                               
olio su tela
cm. 181 x 122.
In cornice cm. 196 x 137

Il dipinto, opera di un pittore veneziano del Settecento vicino agli esiti del Brusaferro, raffigura Marco Curzio, leggendario personaggio dell'antica Roma che, con un atto di devotio si sacrificò per la salvezza della città lanciandosi a cavallo in una enorme voragine infuocata.
D20-129 Venduto richiedi informazioni

La grande tela in esame mette in scena la leggenda tratta dallo storico Tito Livio, risalente al 362 a.C., quando nel Foro Romano si aprì un’improvvisa voragine infuocata per la collera degli Dei. Interpellati i libri Sibillini, i sacerdoti predissero che per placare quell'ira occorreva sacrificare nell'abisso la cosa più preziosa posseduta dai Romani.

Solamente Marco Curzio, valoroso cavaliere della nobile stirpe sabina dei Curzi, capì che i beni più preziosi per un romano erano il valore e il coraggio, le uniche virtus che avrebbero portato alla gloria di Roma. Per tale motivo e senza esitazione, lo stesso Curzio si lanciò nella voragine sul suo cavallo, in uniforme e con la spada in mano, facendo così cessare l'estendersi della voragine.

Dalla nostra opera, con lo sfondo architettonico che riprende il tempio di Vespasiano del Foro Romano, emergono il gusto della narrazione concitata ed affollata di personaggi, disposti intorno al protagonista.

L’opera, databile introno al 1720, ricorda le composizioni del veneziano Gerolamo Brusaferro (Venezia c. 1684 – c. 1760), nella cui pittura è agevole trovare la coesistenza di elementi settecenteschi con altri ancora tardobarocchi, palesemente di derivazione dal Bambini, suo maestro, come il disegno solidamente modellato dei personaggi, che si caratterizzano per la forte gestualità delle mani e degli sguardi. Anche il colore sui toni abbastanza densi del rosso e del bruno è caratteristico del Brusaferro, che non giunge mai ad una luminosità pienamente rococò.

La tela si contraddistingue pertanto da un’elegante e luminosa sensibilità barocchetta, con una morbidezza delle tinte che ci induce ad avvicinarne l’esecuzione al maestro veneziano.
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