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Giovan Battista Bolognini (Bologna 1612 – Bologna 1688)

Giuditta

Giovan Battista Bolognini
(Bologna 1612 – Bologna 1688)

Giuditta

Olio su tela
cm. 56 x 44
In cornice cm. 71 x 60

Con Experstise del Prof. Emilio Negro (Bologna)

D21-058 € 8.500 richiedi informazioni

Questo interessante ritratto a mezzo busto deriva, seppure con varianti di formato e colore, dalla sezione superiore di una pittura di Guido Reni (collezione Galleria Spada, Roma) raffigurante parimenti l'eroina simbolo della lotta del popolo ebraico contro gli oppressori del vicino oriente, che però fu effigiata dal maestro bolognese in piedi, a figura intera e con la spada utilizzata per recidere la testa del nemico Oloferne retta con l'altra mano.

Nei testi Apocrifi è narrato che durante l'assedio della città ebraica di Betulia da parte degli assiri, la popolazione fosse ormai sul punto di cadere alla resa. Fu allora che Giuditta, ricca e bella vedova del luogo, escogitò un piano per salvare i propri concittadini e, come si vede nella nostra tela, si ornò vistosamente per attirare l'attenzione degli uomini: imbellettò le labbra di rossetto, mise gli orecchini di perle, una spilla con rubino e indossò una veste di seta con una camicia scollata recandosi con l'ancella nell'accampamento nemico; qui, fingendo di aver abbandonato il suo popolo, riuscì ad avvicinare il comandante degli assiri, Oloferne, che si invaghì di lei e organizzò un banchetto per sedurla; ma una volta rimasti soli, il condottiero, vinto dall'ebrezza, si addormentò offrendo alla scaltra vedova, l'opportunità di tagliargli la testa e fuggire con l'ancella prima di essere scoperta.

L'episodio narrato nell'Antico Testamento è celebrato dalla tela in esame che ritrae Giuditta dopo aver compiuto la propria patriottica vendetta, con il volto trionfalmente rivolto al cielo per ringraziare la benevolenza divina.

Riguardo ai caratteri stilistici del dipinto, si evidenziano le qualità di un valente pittore attivo nel pieno XVII secolo che rivela di saper fondere armoniosamente gli insegnamenti reniani con quelli del Guercino, manifestando perciò le peculiarità espressive accattivanti di Giovan Battista Bolognini (Bologna, 1612 – Bologna, 1688), pittore felsineo allievo e collaboratore di Guido Reni a Bologna.

Come ricordato dalle fonti Bolognini svolse la sua prima attività proprio quale copista di invenzione del suo grande maestro: grazie a questo diuturno esercizio, divenne assai pratico della pittura reniana cosicché poté spirarsi ad essa per realizzare vari piacevoli composizioni, ma ben presto il suo interesse si orientò verso un tipo di arte più libera e personale, con un uso assai disinvolto della pennellata e soprattutto del colore, progressivamente sempre più bruno e tenebroso, come si nota anche in questa Giuditta, seguendo in ciò le estreme posizioni stilistiche dei colleghi di bottega Simone Cantarini e Flaminio Torri.

Alla morte dell'adorato maestro Reni nel 1642, questi suoi atteggiamenti culturali si fusero con quelli del citato Guercino, le cui tendenze intellettuali Bolognini ebbe modo di seguire con passione nella seconda parte della carriera.

Tra le opere di Giovan Battista Bolognini più notevole si ricordano la grande tela del coro di San Paolo Maggiore a Bologna (S. Paolo davanti a Cesare), il S. Ubaldo di San Giovanni in Monte, ancora nella stessa città, e i Ss. Gaetano e Andrea Avellino della Pinacoteca di Rimini: in queste composizioni pittoriche si notano non casuali analogie stilistiche, sia cromatiche sia fisionomiche, con la nostra Giuditta che, di fatto, va ancor meglio accostata alle opere di Giovan Battista databili tra gli anni Sessanta e Settanta del Seicento, ovvero quelle tendenzialmente ancora ispirate al Reni e tuttavia più indipendenti e già orientate verso il Guercino della fase matura: si considerino le affinità persuasive con i dipinti come il Matrimonio di Bacco Arianna con Sileno (Bologna, Museo Davia Bargellini) o i due Baccanali (entrambi in collezioni private), in cui si evidenziano rassomiglianti colori caldi, tipi fisionomici e gestualità intense, tutte qualità degne dei migliori dipinti di Giovan Battista Bolognini.


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