Castelbarco

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Enea Salmeggia detto il Salmezza (Bergamo 1570 circa - 1626)

Ritratto di Sant'Alessandro

Enea Salmeggia detto il Salmezza (Salmezza, Nembro 1570 circa - Bergamo 1626)

Ritratto di Sant’Alessandro

Fine del XVI secolo
Olio su tela
cm. 83 x 64
incorniciato cm. 76 x 95
D2060 Venduto richiedi informazioni

I caratteri che contraddistinguono la stesura di questo magnifico ritratto suggeriscono una datazione dell'opera ancora cinquecentesca, mentre gli aspetti di stile richiamano i tipici dettami della scuola lombarda, in particolare delle opere di Enea Salmeggia (Salmezza, Nembro 1570 circa - Bergamo 1626), pittore del tardo rinascimento ed attivo principalmente a Bergamo.

Insieme a Francesco Zucco e Gian Paolo Cavagna, il Salmeggia appartiene alla celebre triade che ha illuminato l’arte bergamasca tra il tardo ’500 e i primi decenni del ’600.

Nonostante la formazione nella bottega di Simone Peterzano (Bergamo 1535 ca. – Milano, 1599) a Milano, la maggior prolificità artistica del Salmeggia, da molti definito il "Raffaello bergamasco", si ebbe però nella sua terra natale. Egli seppe cogliere l'eredità della pittura lombarda del XVI secolo di Bernardino Luini e del Correggio, così come del Moretto, molto attivo a Bergamo.

Il giovane ritratto in questo intenso ritratto ha assunto le sembianze di Sant’Alessandro, raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, con lo sguardo devoto pronto al martirio, con le vesti di soldato romano; l’armatura è ovviamente legata al suo essere legionario, mettendo in risalto le virtù quali il coraggio, il valore, la forza e l’audacia del suo personaggio, ed al quale l’effigiato voleva presumibilmente collegare la propria figura.

Comandante di centuria nella legione romana alla città di Tebe, si rifiutò di applicare l’editto imposto da Massimiano, imperatore di Occidente, di ricercare i cristiani contro i quali era già in atto una persecuzione. Alessandro, insieme ad altri suoi compagni, riuscì a fuggire in Italia ma fu imprigionato a Milano, dove fu condannato a morte per decapitazione.

Certificato di autenticità fotografico a norma di legge (FIMA ITALIA - CINOA).

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