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Diana e Endimione

Pier Francesco Mola, detto il Ticinese (Coldrerio 1612 – Roma 1666) Bottega di

Diana ed Endimione

Bottega di Pier Francesco Mola, detto il Ticinese (Coldrerio, Canton Ticino 1612 – Roma 1666)



Olio su tela

98 x 74 cm.
In cornice 122 x 97 cm.
D22-118 Venduto richiedi informazioni

Condividiamo un'opera di grande fascino e rilevanza collezionistica, un dipinto che riprende il celebre ‘Diana e Endimione’ realizzata intorno al 1660 da Pier Francesco Mola, uno degli artisti di primo piano per la memorabile stagione panorama del Barocco Romano.

Si tratta di uno dei miti più affascinanti e romantici della mitologa classica, narrato anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi, nelle quali affronta il tema dell’amore che desidera andare oltre la morte, l’amore impossibile eppure travolgente tra la dea greca della luna, Diana, e il bellissimo pastore Endimione, semplice uomo mortale.

Lo vediamo qui, addormentato ed immerso nella luce argentea del chiaro di luna, distinto da una tale bellezza da rivelarsi capace di far innamorare persino Diana, la dea più casta e pudica di tutto l'Olimpo, folgorata dallo splendore dei suoi soavi lineamenti, tanto da chiedere al padre Giove di sollevarlo dal fardello del tempo: l'uomo non invecchierà mai, ma in cambio di ciò cadrà in un sonno eterno.

Tale torpore sarebbe stato addolcito dall'amore di Diana, che ogni notte gli avrebbe fatto visita per contemplarlo sotto forma di divinità lunare. L’autore ha ritratto la dea delicatamente eterea sulla nuvola entro cui si nasconde la luna mentre con i suoi raggi accarezza l'amato.

Il prototipo di Pierfracesco Mola, creato per il grande collezionista d’arte romano Bonaventura Argenti, è oggi custodita presso le collezioni della Pinacoteca Capitolina (Musei Capitolini) di Roma, Inv. Pc 149 (http://capitolini.info/pc149/) - imm 1 -. Per il modello iconografico l’autore prese ispirazione dall’affresco di identico soggetto dipinto da Annibale Carracci a Galleria Farnese dove compaiono anche il cane e il cupido che impone il silenzio:

Per quanto concerne ora l’attribuzione della nostra bella versione, siamo propensi a circoscriverne l’operato ad un autore gravitante attorno alla bottega del Mola, presumibilmente uno dei suoi allievi, tra i quali possiamo menzionare Francesco Giovani, Antonio Gherardi, Giovanni Battista Pace o Girolamo Troppa, oppure ad un autore della sua cerchia ed attivo in un momento immediatamente successivo.

E’ infatti noto che il pittore potè vantare tra i suoi committenti i più influenti nomi della Roma del Seicento, come papa Innocenzo X, Alessandro VII, Cristina di Svezia, oltre alle famiglie più facoltose come i Pamphilj, i Chigi o i Colonna, a riprova del consenso che le sue opere riuscirono ad ottenere nella città papale.

Per soddisfare pertanto le numerosi richieste era pertanto solito far eseguire agli allievi copie dei suoi quadri, sovente da lui poi ritoccati, e venduti come autografi. La vasta bottega, la considerevole quantità di copie di sue opere che circolano ancora sul mercato, tra cui quella che siamo lieti di proporvi, presenti in raccolte pubbliche e private sono un chiaro riflesso del successo ininterrotto della sua pittura.

imm.1
Pier Francesco Mola
Diana ed Endimione
1660 – Roma, Musei Capitolini


Le condizioni di conservazione dell’opera appaiono eccellenti, con qualche vecchio restauro; lo strato pittorico non presenta alcun tipo di problema. 

Il dipinto è completato da una piacevole cornice dorata.

E' nostro dovere avvisare che, data la delicatezza di alcune particolari cornici antiche, c'è la possibilità che durante il trasporto possano verificarsi delle piccole lesioni della doratura, nonostante gli imballi siano eseguiti con la massima cura.

Come ogni nostro oggetto, l'opera viene corredata di certificato di garanzia ed autenticità e scheda descrittiva.


Contattateci, senza impegno, per qualsiasi informazione aggiuntiva.

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