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Crocifissione di Cristo tra i due ladroni

Scuola fiamminga fine XVII secolo

Crocifissione di Cristo tra i due ladroni

Autore: Scuola fiamminga
Epoca: fine XVII - inizi XVIII secolo


Olio su tela
117 x 78 cm.
Incorniciato 135 x 96 cm.

D21-084 € 5.900 richiedi informazioni


Questo dipinto fiammingo, raffigurante uno degli ultimi momenti della Passione di Cristo con la sua crocifissione tra i due ladroni, è un’opera che si contraddistingue per il notevole carattere narrativo, agevolato da una strutta compositiva ricca ed estremamente dettagliata.


Sullo sfondo di un cielo plumbeo e minaccioso, la figura slanciata e allungata di Cristo, nuda e coperta intorno ai fianchi da un drappo, è issata faticosamente sulla croce dai suoi aguzzini, che la stanno per sollevare con la forza delle braccia. In secondo piano si vedono le altre due croci con i ladroni, Tito e Dimaco, che condivideranno con Cristo il tragico destino del Golgota.

La scena rappresentata si discosta dallo schema tradizionale della raffigurazione del Calvario. Al centro vi è naturalmente Gesù in croce, ma in basso non compaiono i personaggi dolenti dell’iconografia tradizionale (la Vergine con San Giovanni e le pie donne, releganti invece in lontananza, sulla sinistra), ma solo una schiera di soldati e sgherri, assembrati sotto le tre croci, dai movimenti convulsi.

Molto interessante, ed abitualmente poco rappresentata in questo soggetto iconografico, la scena in primo piano dei tre soldati che, dopo aver crocifisso Gesù, presero la sua tunica e se la giocarono ai dadi: «Hanno spartito fra loro le mie vesti, e hanno tirato a sorte la mia tunica» (Giovanni 19,17-24)

Sulla destra vediamo invece un centurione romano (o forse un Sacerdote ebreo) che sopraggiunge a cavallo per accertarsi che gli sgherri portino a termine il proprio compito, affiancato da un cane che sembra scagliarsi contro la scena principale.


I corpi sono illuminati da una luce scultorea che crea un intenso chiaroscuro sui potenti volumi in movimento, e che ne esalta la drammaticità. Inoltre, le figure si dispongono a formare un gruppo scultoreo e mosso che dona alla scena uno spiccato dinamismo, accentuato anche dalla tipica disposizione piramidale dell’intera scena.


Da un punto di vista stilistico, possiamo riferire la nostra tela ad un autore di matrice fiamminga, attivo tra Sei e Settecento, che certamente dovette avere come modelli di riferimento le monumentali realizzazioni di Rubens; Evidenti sono nel contempo le influenze che l’arte italiana rinascimentale ha esercitato sulla formazione del nostro pittore;

Nello specifico, la plasticità dei corpi è evidentemente debitrice nei confronti delle figure plasmate da Michelangelo nella sua Cappella Sistina, mentre il vivido colorismo e la tensione luministica palesa gli influssi della scuola veneta di Tiziano e Tintoretto.


L'opera si propone in ottime condizioni di conservazione. Cornice in legno dorato non coeva.


Per qualsiasi altra informazione, non esitare a contattarci.

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