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Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre

Bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (1568 - 1640)

Pittore romano degli inizi del Seicento
Bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 - Roma 1640)

Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre

Olio su tela
cm. 102 x 130
incorniciato cm. 109 x 135
D2026 €12.400 richiedi informazioni
“...Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto. Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.”
(Genesi 3,23-24)

L'opera ritrae una famosa scena dell'Antico Testamento dal libro della Genesi, ovvero l'espulsione di Adamo ed Eva dal Giardino dell'Eden dopo aver infranto l’unico divieto imposto da Dio: i due protagonisti sono raffigurati nudi, con uno straordinario realismo e cariche di espressività, dolenti ed affranti dal peso del rimorso per il peccato commesso.

Incombente sopra di loro l’angelo con la spada infuocata che, seguendo la volontà di Dio, sta ordinando loro di allontanarsi dal Paradiso Terrestre, di cui si vede uno scorcio alle loro spalle, contraddistinto da un cielo terso, ruscelli, prati fioriti e la rigogliosa vegetazione, e con il dito indica la direzione opposta, buia, inaridita e spoglia.

Il dipinto, eseguito nei primi decenni del XVII secolo, va attribuito ad un autore formatosi nell'ambito della tarda maniera, verosimilmente a Roma. In particolare, la delineata salda corporatura delle figure, specialmente quella di Adamo, nonché la loro tipologia, così come i caratteri del paesaggio, trovano interessanti spunti di confronto con le opere provenienti dalla bottega di Giuseppe Cesari, meglio noto come Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 - Roma 1640).
Tipico esponente del gusto tardo manierista, il Cesari fu molto attivo in imprese decorative a Napoli e a Roma, dove si occupò anche di formare giovani pittori poi divenuti celebri, quali Guido Reni e Caravaggio. Un’attribuzione plausibile potrebbe essere Bernardino Cesari (Roma, 1623-1703), figlio minore di Giuseppe, grande collaboratore e poi continuatore della bottega.

Questo affascinante tema biblico fu affrontato dal Cesari nel corso della sua fiorente carriera in numerose versioni: la prima si ha in un dipinto custodito al Museo del Louvre e datato al 1597. Link http://cartelen.louvre.fr/cartelen/visite?srv=car_not_frame&idNotice=18812. Altre due versioni sempre autografe sono invece quelle della Sabauda di Torino e di Collezione Patrizi, che scorrono cronologicamente tra il 1606 e il 1609.

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