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Orfeo incanta gli animali con la musica

Frans Pourbus il Vecchio (Bruges, 1545/1546 - Anvers, 1581)

Dipinto raffigurante la scena mitologica in cui “Orfeo incanta gli animali al suono del suo violino

Ambito fiammingo del XVI secolo
Bottega di Frans POURBUS il Vecchio (Bruges, 1545/1546 - Anvers, 1581)

olio su tavola,
cm 77 x 100
incorniciato 90 x 113
D2041 €11.800 richiedi informazioni

Il dipinto in oggetto, che trae fondamento letterario dalle Metamorfosi di Ovidio (libro XI, vv. 1-2), costituisce una delle più rare e nel contempo apprezzate rappresentazioni mitologiche; si tratta della leggenda di Orfeo che, con la potenza incantatrice del suo violino, placa animali che lo ascoltano, rapiti dalla sua maestria.

Il tema classico del mitico Orfeo capace di incantare le fiere con la sua musica conobbe ampia diffusione in ambito fiammingo, offrendo lo spunto per la raffigurazione di paesaggi paradisiaci popolati dalle più diverse specie di animali.

Uno degli interpreti assidui di tale soggetto fu Jan Bruegel il Vecchio, da cui la nostra opera sembra attingere per numerosi elementi. Tra gli artisti che devono aver preso ispirazione dal grande maestro, troviamo il fiammingo Frans Pourbus il Vecchio (Bruges, 1545 – Anversa, 1581) al quale ci sentiamo di accostarne la presenta opera.

Insieme al figlio, Frans Pourbus il Giovane (Anversa 1569 – Parigi 1622), avviò una feconda bottega specializzata nella ritrattistica di alta qualità, genere che li rese celebri già nel XVI secolo ad Anversa.

Sebbene meno conosciuta, molto apprezzata è la sua produzione di opere a soggetto religioso o mitologico, come quella proposta, che può essere agevolmente paragonata a due tavole del Pourbus con il medesimo soggetto, una in collezione Pitchal (vedi dett.1, sotto), Parigi (https://rkd.nl/nl/explore/images/record?filters%5Bkunstenaar%5D=Pourbus%2C+Frans+%28I%29&query=&start=15), e l'altra custodita a Palazzo Pitti a Firenze.


Lo stile fluido, il tocco descrittivo delle pennellate brillanti e cariche di contrasti illuministi, sono tra le caratteristiche più evidenti che accomunano tali dipinti.

Il risultato è un’opera di grande forza espressiva, che ci offre un’iconografia di grande interesse.

Durante il Rinascimento sono molte le rappresentazioni di Orfeo che, trafitto dal dolore della perdita dell’amata Euridice, trasforma la sua sofferenza in una musica celestiale, capace di incantate gli animali e riunire intorno a se, in una pacifica convivenza, predatori e prede.

Le allegorie orfiche rappresentano il potere dell’armonia di elevare il creato, dalla sua condizione di imperfezione, per farlo tendere alla perfezione dell’universo delle sfere celesti. La musica di Orfeo è simbolo della capacità dell’uomo di tendere al perfezionamento, e alla possibilità di creare l’ordine cosmico dall’imperfezione terrena.

Superfluo dire che si tratta di un soggetto di grande fascino, che si presterebbe ad un approfondimento tematico.

La tavola, che si presenta in ottimo stato di conservazione, presenta spaccature che corrono orizzontalmente per tutta la sua lunghezza, consolidate al retro con intarsi e parchettatura in legno. Alla visione diretta sono visibili le spaccature restaurate sulla parte davanti del quadro e alla luce di Wood si segnalano ritocchi pittorici sparsi.

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