Castelbarco

Galleria Antiquaria

La Musa Urania

Francesco Trevisani (Capodistria 1656 - Roma 1746) attribuito

Francesco Trevisani
(Capodistria 1656 - Roma 1746)
attribuito

La Musa Urania (o Allegoria dell’Astronomia)

olio su tela

Dimensioni (cm): tela 100 x 74
con cornice 118 x 92

Collezione Privata, Roma
D1073 €16.800 contattaci

Lo splendido ritratto rappresenta Urania, una delle nove Muse, figure della mitologia greca figlie di Zeus e di Mnemosine, che nella religione greca rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte ed i simboli delle declinazioni più alte del pensiero umano.

Rappresentata nella nostra tela vestita di un abito azzurro e coronata di un copricapo alato, la musa dell’astronomia o, più ampiamente, delle scienze naturali ha in mano un compasso, simbolo della geometria ed emblema delle scienze esatte; la donna si appoggia con grazie ad un globo, sorretto da un sostegno ed affiancato da altri strumenti matematici.

Il dipinto, databile tra la fine del Seicento e i primi del Settecento, proviene dagli arredi di una dimora Romana; nonostante sia ancora in fase di studio approfondito, non è difficile coglierne tutta la superba maestria del suo autore;

Riguardo ai caratteri stilistici, risulta essere opera di un erudito maestro italiano, da cui si evince una cultura disegnativa di matrice tosco-romana, con forti affinità con Luigi Garzi (Pistoia 1638 – Roma 1721) ma non mancando echi di raffinato colorismo veneto.

Sulla base di tali considerazioni, unite a caratteri quali la precisione del disegno, la straordinaria stesura delle superfici, quasi smaltate, e la nitida definizione coloristica, siamo propensi a ricondurre a nostra opera alla mano di Francesco Trevisani (1656 - 1746). In particolare forti sono le analogie con l'operato del maestro, riferimento fondamentale per molti artisti della seconda metà del Seicento a Roma e oggetto di studio e ispirazione ancora attuale nel Settecento.

Le studiate sequenze cromatiche unite alla resa chiaroscurale molto accurata, ereditate dalla sua formazione artistica avvenuta a Venezia, e una eccezionale dolcezza del disegno, la floridità dell’incarnato, ed infine, la raffinata scelta di gesti e fisionomie, avvalorano ulteriormente la nostra attribuzione.

A conferma dell'attribuzione proposta basta confrontare la nostra tela con altre del maestro che, sebbene conosciuto per le numerose raffigurazioni a carattere religioso, non mancò di affiancarsi a soggetti profani, allegorici e mitologici. In particolare si confrontino i tratti fisionomici del viso, ritratto di profilo e volto rivolto verso il basso, con La Madonna del cucito (Firenze, Galleria degli Uffizi), ed ancora con gli angeli della pala San Carlo Borromeo in adorazione del Bambino (Roma, Chiesa di S. Anastasia). Sia per composizione che per scelte stilistiche non posso poi omettere di citare la serie di allegorie presenti alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.

Le condizioni del dipinto sono ottime: l’opera è stata pulita e rintelata, e si presenta in tutto il suo splendore, senza restauri o ritocchi significativi.
L'opera è completata da una cornice coeva in legno dorato.

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